Lorenzo Bellini indietro stampa ricerca

Nato a Firenze il 3 settembre 1643, studiò prima presso i gesuiti e poi si laureò in medicina all'Università di Pisa, nel 1663. Discepolo e stretto collaboratore di Borelli, Oliva e Marchetti, nel 1662, all'età di diciannove anni e addirittura un anno prima della laurea, pubblicò la sua prima opera scientifica: la Exercitatio anatomica de structura et usu renum dedicata al Granduca Ferdinando II, nella quale proponeva una spiegazione deterministico-meccanica della diuresi, collocandola all'interno di una interpretazione in chiave fibrosa della struttura del rene. Due anni dopo, nel 1665, diede alle stampe il De gustus organo novissime deprehenso, che, oltre a descrivere le papille gustative, risolveva la funzione del gusto in un rapporto tra le particelle del cibo e la forma dei recettori nervosi posti sulla lingua.
L'appassionata attività di medico e fisiologo non fu l'unico campo in cui si esercitò la brillante intelligenza di Bellini. Iscritto fin dai primi anni '90 all'Arcadia intensificò, nel corso degli anni, la sua produzione più propriamente letteraria. In questo ambito, oltre a numerosi sonetti, pubblicò la Bucchereide, scherzosa risposta ad un'opera sui "buccheri" di Lorenzo Magalotti.
Rilevante fu anche la carriera accademica di Bellini. Non ancora laureato aveva ottenuto l'incarico di una lettura straordinaria nello Studio pisano, che per tradizione veniva riservata ai migliori allievi. Fu poi lettore di logica dal 1663 al 1668; passò quindi alla cattedra di anatomia lasciata libera da Carlo Fracassati, e la conservò fino al 1703, dividendosi tra insegnamento ed attività professionale, che concluse con la nomina a Protomedico del Granduca Cosimo III. Morì a Firenze l'8 gennaio 1704.
In una lunga lettera a Marcello Malpighi del 7 marzo 1678, Bellini si lasciò andare ad un clamoroso sfogo contro la tirannia che, a suo avviso, Redi esercitava sulla vita culturale toscana, che sorprese non poco il grande scienziato bolognese. L'occasione era stata la pubblicazione del libro di Stefano Lorenzini sulle torpedini, al quale aveva collaborato anche Redi, e il fatto gettava una luce sinistra sulle crepe esistenti nell'apparentemente compatto gruppo dei galileiani toscani. "E giacchè ella mi da occasione che io parli di questo libro - scriveva Bellini -, per sua più piena notizia voglio dirle che quest'opera è un'opera assai precipitata apposta dal Sig. Redi per non essere, o da me, o dal Borelli, ripreso dalle molte debolezze che egli stampò sopra questo pesce nelle sue osservazioni intorno alle miscee nelle Indie. La qual cosa esprime con un lungo racconto, concludendo: Ella comprende tutto quello che voglio dire, e però non ha da meravigliarsi, se vi trova cose che non reggano; e se V.S. ha vedu
te, come forse avrà vedute delle torpedini, vedrà ancora che il muscolo che dà lo stupore non è né bene, né esattamente descritto. Con tutto ciò a me conviene dissimulare e star cheto, perché in oggi il Signor Redi è l'arbitro di quella poca letteratura che è qua. Egli giudica d'ogni mestiere, pesa ogni talento, determina ogni controversia, e guai a chi muovesse un passo fuori della sua direzione, o procurasse di portarsi avanti, e di promuovere i suoi interessi senza la di lui dipendenza. Per questi riguardi a me conviene l'accomodarmi al suo genio per non rovinare le cose mie proprie; e per appagare la sua vanità, e vistosa ambizione di gloria, è bisognato che io mi accomodi a promettergli di stampar più presto che io posso qualche cosa, e dedicargliela, dove io potrò riconoscerlo per maestro della pratica, cosa alla quale egli è andato sempre a caccia fin dai primi anni degli studi miei. Veda Ella come il mondo gira, e se ci vuol flemma da vero".
Nonostante le lamentele di Bellini, Redi fece sempre quanto era in suo potere per favorire il giovane amico. Dopo averne salutato l'esordio scientifico nelle Osservazioni intorno alle vipere con la definizione di "giovane dotto e di grandissima espettazione", si attivò in ogni occasione a Corte per promuovere la sua carriera accademica. Anche semplicemente mettendogli di continuo a disposizione esemplari di animali per anatomizzarli "con i suoi scolari". In una lettera 30 gennaio 1687, per esempio, Redi comunicava a Bellini di avergli mandato "due daine bianche pregne". Se lo desiderava c'era anche "un cammello" morto nel Serraglio granducale, che poteva servire allo stesso scopo di "que' due dell'anno passato".
Letterato e poeta com'era, non meraviglia che Redi apprezzasse anche le doti poetiche di Bellini. In una lettera del 5 novembre 1683 diceva di essere davvero contento degli otto sonetti che l'amico gli aveva dedicato. Erano "una cosa miracolosa" e l'autore si era rivelato "uno de' maggiori poeti, e de' più robusti dell'Italia".

Disegni tratti dalle ricerche di Lorenzo Bellini Disegni tratti dalle ricerche di Lorenzo Bellini Disegni tratti dalle ricerche di Lorenzo Bellini