Giuseppe Lanzoni indietro stampa ricerca

Medico e anatomista ferrarese, nato nel 1663 e morto nel 1730, fu professore di filosofia all'Università di Ferrara a partire dal 1694. Pubblicò numerose opere di medicina, anatomia, chirurgia e zoologia, tra cui le Animadversiones varias ad medicinam, anatomiam et chirurgiam facientes (1688), la Zoologia parva (1689), ed una Citologia (1690). Nel 1692 tradusse in latino le Osservazioni intorno a' pellicelli del corpo umano, il fondamentale trattatello redatto a quattro mani da Diacinto Cestoni e Cosimo Bonomo, che Redi aveva pubblicato nel 1687, con la sua determinante revisione stilistica, sotto il nome di quest'ultimo. La memoria, che sanciva la vittoria della teoria dell'eziologia acarica della scabbia, venne inserita da Lanzoni nelle Miscellanea curiosa, sive Ephemerides medico-physicarum germanicarum Academie Naturae Curiosorum, e contribuì notevolmente a diffondere le nuove idee anti-spontaneiste in Europa.
Redi era entrato in rapporti con Lanzoni all'inizio degli anni '90, ed aveva subito avviato una discussione sulla generazione degli insetti delle galle, intorno alla quale egli aveva continuato a riflettere per oltre venti anni dopo la pubblicazione, nel 1668, delle Esperienze intorno alla generazione degl'insetti (testo). Al "buon gusto" del medico ferrarese non era piaciuta la soluzione rediana che attribuiva la nascita degli insetti all'"anima delle piante". Il 20 gennaio 1694 Redi gli confidava che quella teoria lui se l'era lasciata "cader dalla penna quasi per forza", alludendo forse al fatto che non era stata solo un'idea sua, ma dell'intera Accademia del Cimento. Poi aveva promesso, se avesse avuto "vita e salute", di "spiegar[si] un poco meglio" in occasione della pubblicazione di nuove "osservazioni" che andava "ripulendo di giorno in giorno", e che sperava di raccogliere in quel trattato sulla "storia de' vari e diversi frutti ed animali che dalle quercie e da altri alberi sono generati" che aveva
promesso "alla curiosità degli investigatori delle cose naturali".
Il 27 marzo Redi ribadiva che era "tutto intento al necessario lavoro di molte e molte esperienze intorno alla storia naturale, e concernenti ancora alla medicina". Lanzoni si ritenne autorizzato a chiedere delucidazioni sul contenuto dell'opera e la data dell'imminente pubblicazione. Il 10 aprile però Redi, rendendosi conto di aver generato un imbarazzante equivoco, precisò che non era "tempo ancora di discorrer di quest'opera", non solo perché non erano cose che si potevano fare "di getto", ma anche perché, ed era l'impedimento fondamentale, lo scienziato era prima di ogni altra cosa un cortigiano di Casa Medici. E tutto finì lì.

Giovanni Cosimo Bonomo, L'acaro della scabbia