Accademia del Cimento indietro stampa ricerca

Fondata nel 1657 dal Principe Leopoldo e dal Granduca di Toscana Ferdinando II sul modello dell'ormai estinta accademia dei Lincei di Federico Cesi, fu la prima società a carattere scientifico costituita in Europa. La nuova Accademia prendeva il posto dell'informale "Accademia Medicea sperimentale" che, a partire dal 1640, Ferdinando II aveva cominciato a riunire in Palazzo Pitti, con la partecipazione di Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani.
L'Accademia aveva assunto come stemma un forno con tre crogioli, e come motto la frase "provando e riprovando". Il nome "Cimento" significava "saggio", e proveniva dalla tecnica degli orafi di provare l'oro in un vaso cementato per misurarne la qualità o purificarlo in una mistura a base di sali e altre sostanze. Il motto riassumeva invece il carattere sperimentale delle attività, che erano principalmente dedicate all'esame dei fenomeni del calore, degli "agghiacciamenti", del vuoto, della compressibilità dei fluidi, del magnetismo, del suono e dell'elettricità. Gli esperimenti venivano effettuati grazie ad un ricco campionario di strumenti fatti appositamente costruire nella Fonderia granducale del Giardino di Boboli.
Lo scopo primario dell'Accademia era lo sviluppo e la promozione della metodologia sperimentale di Galileo nel campo delle scienze naturali. La sua attività prevedeva una verifica rigorosa dei principi della filosofia naturale, sostenuti fino ad allora in base all'autorità di Aristotele. Le riunioni si tenevano nella reggia di Palazzo Pitti con periodicità discontinua e durarono fino al 1667, quando l'Accademia terminò la sua attività con la pubblicazione, a cura del Segretario Lorenzo Magalotti, dei Saggi di Naturali Esperienze.
Tra i membri del Cimento si segnalarono per il loro attivismo - oltre a Redi e Magalotti - Vincenzo Viviani, Carlo Dati, Giovanni Alfonso Borelli, Antonio Oliva, Carlo Rinaldini. In una lettera ad Alessandro Marchetti del 27 luglio 1661, Borelli scriveva: "Ogni ragione vuole che si consideri lo stato delle cose presenti, il gusto che hanno questi Ser.mi Principi di fuggir l'apparenze strepitose, e che possano eccitare malevoglienze, e clamori, et in somma che la vera filosofia si vada spargendo ben' sì, ma con modi piacevoli e soavi". Borelli riassumeva così, in poche parole, la filosofia che ispirava il mecenatismo di casa Medici nei confronti della scienza moderna: promuovere le nuove idee con molta prudenza e duttilità, senza mai cadere in affermazioni, speculazioni o dispute che potessero pregiudicare i margini di libertà faticosamente guadagnati dopo la condanna di Galileo.
La preoccupazione di offrire all'esterno un'immagine omogenea e senza conflitti costituiva in qualche modo lo "stile dell'Accademia", che era quello di "non disputare delle cagioni dell'esperienze". Questa prospettiva di concordia intellettuale e di civiltà letteraria, che stava particolarmente a cuore del Principe Leopoldo, veniva solennemente enunciata da Magalotti nel proemio ai Saggi: "Resta per ultimo, che avanti d'ogn'altra cosa ci protestiamo di non voler imprender mai brighe con alcuno, entrando in sottiglieza di dispute, o in picca di contradizioni, e se talora per far passaggio da una ad un'altra esperienza, o per qualunque altro rispetto si sarà dato qualche minimo cenno di cosa specolativa, ciò si pigli pur sempre come concetto, o senso particolare di Accademici, ma non mai dell'Accademia, della quale unico istituto si è di sperimentare e narrare".
Redi partecipò attivamente alle riunioni e alle attività scientifiche del Cimento, rivendicando con forza, in una lettera del 5 ottobre 1686, la sua qualifica di "filosofo esperimentatore" e di "uno de' primi fondatori della famosa Toscana Accademia del Cimento". In un'altra lettera a Michele Ermini del 25 aprile 1659, d'altra parte, egli si scusava di non essere andato a salutarlo perché proprio quel giorno c'era stata "la solita adunanza nell'Accademia del Cimento". E in un'altra lettera allo stesso Ermini del 9 maggio 1660 lo informava in questi termini delle attività degli accademici: "Nell'Accademia del Cimento si lavora; e si accerti che il Serenissimo Granduca mio Signore ne è invogliatissimo, quanto mai dire si possa. Grande obbligazione hanno tutti i letterati a questo gran Signore. Io lavoro di suo ordine molte cose, ma particolarmente intorno a' Sali fattizi, cavati dalle ceneri de' legni, delle erbe e de' frutti, ed ho infino ad ora fatte di belle scoperte, le quali a suo tempo verranno in luce.
Oh, le pazze cose che hanno credute de' sali, e che credono presentemente i medici! Io ho l'esperienze, fatte e rifatte a mio favore".

Saggi di naturali esperienze fatte nell'Accademia del Cimento Gaspero Martellini, Ferdinando II all'Accademia del Cimento