Evangelista Torricelli indietro stampa ricerca

Nacque a Faenza il 15 ottobre 1608, lo stesso anno di Daniello Bartoli e Giovanni Alfonso Borelli. Nel 1627 venne inviato dalla famiglia a Roma, dove studi˛ alla Sapienza con Benedetto Castelli, dimostrando ben presto le proprie doti matematiche. Non Ŕ chiaro se egli abbia mai conseguito il titolo dottorale, ma Ŕ noto che, a seguito delle lezioni di Castelli, compose la celebre memoria Sul moto dei corpi naturalmente discendenti, prosecuzione e approfondimento degli studi galileiani di dinamica.
Nell'aprile 1641 Castelli, recandosi a Venezia per partecipare al Capitolo generale della sua Congregazione, pass˛ per Firenze e, visitando Galileo, gli lesse il manoscritto dell'operetta sul moto del proprio allievo. Galileo rimase impressionato dalle doti matematiche di Torricelli, e volle richiamarlo ad Arcetri per mantenerlo al proprio servizio. Giunto a Firenze intorno alla metÓ dello stesso 1641, il giovane scienziato faentino entr˛ in stretta familiaritÓ con l'anziano matematico granducale, e da lui raccolse sotto dettatura buona parte delle sue ultime speculazioni naturali, specialmente quelle concernenti la continuazione delle quattro giornate dei Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze. Alla morte del maestro, l'8 gennaio 1642, Torricelli fu prescelto da Ferdinando II per la sua sostituzione nelle cariche di "Matematico granducale" e di professore di matematica nello Studio di Pisa.
Una volta assicurata la propria posizione personale, Torricelli potÚ dedicarsi completamente agli studi fisici e matematici. Nel 1643 lavor˛ alla soluzione del problema della curvatura del solido iperbolico e svilupp˛ la questione della determinazione del volume del conoide indefinito. Nel 1644 fece stampare a Firenze una raccolta di scritture geometriche - di fatto l'unica opera da lui pubblicamente presentata - che and˛ sotto il titolo di Opera geometrica, e che conteneva i due libri del De sphaera et solidis sphaeralibus, il De motu gravium naturaliter descendentium et proiectorum, i problemi De dimensione parabolae, solidique hyperbolici, e un'appendice De dimensione spatii cycloidalis et cochleae. L'opera riscosse un immediato successo e i manoscritti di Torricelli che ne continuavano e perfezionavano le argomentazioni iniziarono a essere copiati ed a circolare un po' ovunque. La tradizione vuole che una parte di essi, attraverso Stefano Degli Angeli, sia arrivata nelle mani di Isaac Barrow influenzando
direttamente le sue Exercitationes geometricae, fonti principali della successiva formazione matematica di Isaac Newton.
In due lettere dell'11 e 28 giugno 1644, indirizzate a Michelangelo Ricci a Roma, Torricelli comunic˛ gli eccezionali risultati di alcuni esperimenti sulla pressione atmosferica e sul vuoto, realizzati, con il determinante contributo di Vincenzo Viviani, nel Giardino di Boboli, a Firenze. Utilizzando, a differenza di Gasparo Berti e Raffaello Magiotti, il mercurio al posto dell'acqua (e quindi riducendo sensibilmente le dimensioni dell'apparecchio), egli era riuscito a dimostrare che la salita del metallo liquido in un tubo chiuso ad un'estremitÓ, che veniva immerso dal lato aperto in una bacinella contenente anch'essa mercurio, dipendeva dalla pressione atmosferica e non dalla sua naturale repellenza per il vuoto. Il mercurio del tubo si arrestava all'altezza di 76 centimetri, che misuravano la pressione meccanica esercitata dall'atmosfera sulla superficie del mercurio della bacinella. La conclusione, nelle parole di Torricelli, era che "noi viviamo sommersi nel fondo d'un pelago d'aria elementare", che eser
cita una pressione su tutte le cose.
Lo spazio rimasto tra la superficie del mercurio del tubo e l'estremitÓ tappata era il primo vuoto creato artificialmente nella storia della scienza grazie ad un esperimento. Il mitico "horror vacui" della tradizione aristotelica e scolastica era stato sfatato: il vuoto esisteva davvero in natura e l'aria aveva un peso ed una specifica forza. Ad ogni modo, bisogna dire che Torricelli non partecip˛ al virulento dibattito filosofico sul vuoto innescato dal suo esperimento, e si limit˛ a constatare, nella lettera dell'11 giugno, che "molti hanno detto che il vacuo non si dia, altri che si dia, ma con repugnanza della Natura e con fatica". Forse, come suggeriva Ricci nella sua risposta del 18 giugno, lo scienziato faentino era rimasto "nauseat[o]" dall'intervento nella discussione di teologi, troppo inclini a "meschiar subito le cose di Dio ne' ragionamenti naturali, dove che quelle dovrebbono con maggior rispetto e riverenza esser trattate".
Torricelli si applic˛ intensamente anche alla lavorazione delle lenti e alla costruzione di telescopi e microscopi speciali. Coltiv˛ interessi letterari e nei primi anni del suo soggiorno fiorentino, dopo la morte di Galileo, grazie anche alla sua amicizia con Carlo Dati, divenne uno dei fondatori dell'accademia dei Percossi, all'interno della quale recit˛ l'orazione poi intitolata Encomio del secol d'oro. Fu anche aggregato all'accademia della Crusca e per le sue sedute prepar˛ una serie di Lezioni accademiche, tra le quali la celeberrima Della percossa, che videro la luce nel 1715. Morý improvvisamente a Firenze il 25 ottobre 1647, a soli trentanove anni, lasciando un cospicuo numero di appunti e di disegni.