Benedetto Castelli indietro stampa ricerca

Nacque a Brescia nel 1578. Fu avviato ai primi studi matematici da alcuni maestri dell'ordine benedettino e quindi, trasferitosi a Padova, conobbe il poco più anziano Galileo del quale divenne immediatamente allievo. Insieme a lui Castelli condusse anche alcune esperienze di meccanica e di termometria. Non molto fitta, ma assai significativa, risulta la corrispondenza fra i due scienziati in quel periodo, almeno fino alla pubblicazione del Sidereus Nuncius, e relativa proprio all'invenzione del cannocchiale, alle scoperte celesti e alla loro validità come conferme sperimentali del sistema copernicano.
Una volta trasferitosi Galileo a Firenze, Castelli lo seguì facendosi inviare dalla sua congregazione presso la Badia fiorentina, frequentando quasi quotidianamente la Villa delle Selve dove il suo grande maestro risiedeva ospite di Filippo Salviati. La sua collaborazione con Galileo in questi anni riguarda varie osservazioni celesti e gli studi sui galleggianti. Tra il 1611 e il 1612 Castelli curò personalmente la stampa del volume galileiano Delle cose che stanno in su l'acqua o che in quella si muovono, e seguì da vicino le vicende polemiche successive alla sua pubblicazione, componendo la raccolta degli Errori di Giorgio Coresio e parte della Risposta alle opposizioni di Lodovico delle Colombe e di Vincenzio di Grazia, che uscì sotto il nome di Galileo nel 1615.
Nel 1613 Castelli succedette ad Antonio Santucci sulla cattedra di matematica dello Studio di Pisa e nel corso delle sue lezioni, tenute fino al 1622, lesse anche opere galileiane. In particolare si applicò alla conferma sperimentale delle ipotesi sulla rotazione dei pianeti medicei, utilizzando il quadrante e l'astrolabio per rilevare l'altezza di Giove e delle stelle fisse, e il compasso galileiano per fissare con precisione l'esatto momento delle rilevazioni.
Il periodo d'insegnamento pisano fu coronato per Castelli da un grande successo di allievi, tra i quali si ricordano Bonaventura Cavalieri, Evangelista Torricelli e Giovanni Alfono Borelli. Tra il 1623 e il 1625 il matematico bresciano passò a Roma al servizio del cardinale Ottavio Corsini, per il quale riprese alcuni studi di idraulica, occupandosi anche della regimentazione dei corsi d'acqua di Ferrara e Bologna. Alla conclusione del 1625 tornò a Pisa e verso la metà del 1626 si trasferì di nuovo a Roma, chiamatovi da Urbano VIII come consigliere idraulico, matematico della Sapienza e precettore del giovane nipote Taddeo Barberini.
Nel 1628 Castelli dette alle stampe il Delle misura delle acque correnti, dedicato alla determinazione del rapporto tra velocità e quantità delle acque nei bacini fluviali. Tra il maggio e giugno del 1630 seguì le vicende personali di Galileo giunto a Roma per ottenere l'autorizzazione alla stampa del Dialogo sui massimi sistemi, e perorò energicamente la sua causa presso il padre inquisitore e il cardinale Francesco Barberini. Una volta caduto in disgrazia il matematico granducale, anche Castelli fu allontanato da Roma e inviato dal Papa a Brescia. Tornò nella capitale dello Stato ecclesiastico soltanto dopo l'abiura del maestro e venne costretto a risiedere presso il cardinale Barberini, senza poter più raggiungere Firenze per incontrare l'anziano scienziato.
Tra gli altri interessi scientifici coltivati da Castelli spiccano quelli di astronomia e di ottica. Nel 1640, con l'ausilio di un potente cannocchiale realizzato da Francesco Fontana, osservò per la prima volta parte dell'anello di Saturno e, sulla base di lunghe osservazioni, giunse alla formulazione del principio della variazione proporzionale dell'intensità della luce sulla base del quadrato delle distanze. Compì reiterate esperienze volte allo studio della irradiazione stellare, delle impressioni della luce sulla retina dell'occhio e della natura dei colori. Le sue conclusioni vennero raccolte postume nel 1669 in Alcuni opuscoli filosofici. Condusse anche studi sul magnetismo, prendendo spunto dalla lettura delle opere di Gilbert e dello stesso Galilei, e approfondendone i motivi in un discorso sull'argomento rimasto inedito fino alla fine dell'Ottocento. Morì a Roma il 9 aprile 1643.
Nella propria, fornitissima biblioteca Redi possedeva un manoscritto di Castelli, ricevuto da Famiano Michelini, che trattava degli "effetti della vista". Il medico aretino diceva anche di non essere più in possesso, perché lo aveva dato in prestito a Michele Ermini e non l'aveva riavuto indietro, di un altro manoscritto di Castelli, in forma di lettere "scritte al Galileo, sopra il disuguale e diverso riscaldamento di quel mattone tinto mezzo di nero e mezzo di bianco tenuto al Sole".