Una pietra miliare nella storia della biologia indietro stampa ricerca

La dimostrazione della legge dell'universalità della generazione parentale, o come si diceva nel Seicento della generatio ex semine, venne realizzata da Redi nelle Esperienze intorno alla generazione degl'insetti del 1668 grazie alla confutazione sperimentale, nel caso degli insetti delle carni putrefatte, dell'antico pregiudizio della generazione spontanea. Si trattava di una di quelle conquiste (e ce ne sono state molte nel corso della storia) che appaiono facili dopo che sono state scoperte, come ad esempio la circolazione dei sangue, ma per essere scoperte hanno richiesto enormi sforzi e sono state vere e proprie imprese epocali nel cammino dello spirito umano. Una scoperta, quella di Redi, che rovesciava credenze millenarie che nessuno aveva fino ad allora mai avuto il coraggio di mettere in discussione e che suscitò violente reazioni, durate decenni e destinate a sopirsi solo con la scomparsa fisica degli oppositori.
Soprattutto in virtù di questa scoperta, i meriti scientifici di Redi hanno sempre ottenuto ampi e significativi riconoscimenti. Molti biografi e storici si sono impegnati, in ogni epoca, nell'esercizio di inventare per lui i più svariati riconoscimenti eponimi, attribuendogli il merito di aver fondato alcune importanti specializzazioni della biologia moderna, se non addirittura la stessa biologia sperimentale. Il natura-lista aretino è stato così omaggiato a più riprese dei titoli di "padre della parassitologia", "fondatore della chemioterapia sperimentale", "pioniere della biologia sperimentale", "padre" o quantomeno "uno dei padri della moderna biologia sperimentale".
Oltre che i meriti dello scienziato, la storiografia rediana, soprattutto quella ottocentesca, si era spesso compiaciuta, nell'intento di esaltare le glorie della tradizione scientifica toscana di Galileo e dell'Accademia del Cimento, di celebrare anche le Esperienze intorno alla generazione degl'insetti come l'opera che segnava l'avvento nella biologia moderna dell'eredità galileiana. Le Esperienze, dunque, quasi come una sorta di Sidereus Nuncius o Saggiatore delle scienze della vita.
Eppure, se le si esaminano con attenzione, le Esperienze appaiono un libro di tipo piuttosto tradizionale ed assai poco galileiano, nonostante l'indubbia ascendenza galileiana dell'autore e la scelta della lingua italiana. Un libro più vicino, almeno sul piano stilistico, alla ridondanza erudita delle enciclopedie rinascimentali di un Aldrovandi che ai rigorosi protocolli sperimentali di un Galileo o di un Malpighi. Un libro tutto giocato sul doppio registro dell'esperienza e della letteratura, che alternava resoconti di esperimenti straordinariamente moderni con estenuanti digressioni erudite che apparentemente servivano solo a far sfoggio di preparazione filologica ad un autore che, nelle sue opere, si piccava, con ostentata civetteria, di riportare le citazioni di tutti gli autori nella loro lingua originale - dal greco al latino, dal francese all'arabo, dal portoghese al siriaco.
Sperimentatore minuzioso ed incallito bibliofilo, Redi aveva un temperamento che gli consentiva di passare con disinvoltura, e con identica passione, dalla sofisticata manualità di un'anatomia alla lettura di un ponderoso trattato in folio. Per il naturalista aretino la natura era infatti ancora in gran parte un oggetto testuale, da leggere sulla pagina scritta nella quiete dello studio, prima che da sperimentare manualmente nella confusione del laboratorio. E gli esperimenti scaturivano sempre all'interno di un dibattito libresco, per dirimere una controversia nella quale si erano invano confrontati parecchi autori, per lo più antichi.
Ma questi limiti delle Esperienze intorno alla generazione degl'insetti, e queste singolari capacità sincretistiche dell'autore, se possono risultare incomprensibili al lettore contemporaneo ed urtarne la sensibilità ormai assuefatta alla separazione delle 'due culture', non vennero notati dai contemporanei e dagli immediati successori di Redi. Tutti considerarono infatti la Lettera indirizzata a Carlo Dati come un'opera destinata a segnare un'epoca nella storia naturale e nella biologia moderna.