|
Quella di Francesco Redi è una delle figure di uomo e di scienziato più straordinarie ed affascinanti della tradizione italiana ed europea: un vero protagonista della nascita della modernità. Erede della tradizione galileiana e geniale estensore del metodo delle "sensate esperienze" alle scienze della vita, l'intellettuale aretino può essere considerato uno dei fondatori della medicina e della biologia moderne, e molte delle sue opere sono rimaste come pietre miliari nella storia della scienza occidentale. Scienziato e cortigiano, medico e letterato, Archiatra per più di trent'anni di due Granduchi di Toscana, prima di Ferdinando II e poi di Cosimo III, accademico dell'Arcadia, del Cimento e della Crusca, Redi fu uno degli ultimi ingegni veramente enciclopedici della cultura occidentale. Un tecnico ed un uomo di cultura veramente moderno, in grado di passare con disinvoltura dall'anatomia di un animale alla decifrazione di un manoscritto, dallo studio del veleno di viperaa quello di un affresco, dall'analisi della fisiologia della digestione alla ricerca di una etimologia greca, da sofisticate indagini di fisica, di embriologia e di parassitologia alla composizione di un sonetto, dalla sperimentazione clinica di alcuni farmaci all'approfondimento di una voce dialettale, dall'organizzazione di un evento di scienza-spettacoloalla stesura di un consulto medico, dall'osservazione microscopica di un acaro alla raffigurazione a penna di un pesce o di un uccello. Un intellettuale aperto e poliedrico, che nessuna barriera disciplinare sembrava poter arrestare, e che riusciva a polemizzare di generazione spontanea con Kircher ma anche a discutere di filosofia e di atomi con Leibniz.
Eppure, nonostante questi caratteri, quello di Redi rappresenta un classico esempio di scienziato più noto che conosciuto, più citato che studiato, più ammirato che amato. Pur essendo state oggetto di un continuo interesse erudito, la figura e l'opera del grande medico e letterato aretino risultano infatti oggi abbastanza trascurate nel panorama bibliografico della storiografia contemporanea. Basti soltanto dire che manca ancora un'edizione completa ed affidabile delle sue Opere, per le quali occorre rifarsi all'edizione dell'inizio dell'Ottocento che riprendeva, senza significativi miglioramenti critici e filologici, le ristampe settecentesche. La stessa situazione vale per il suo sterminato Epistolario, di cui si conoscono (e solo in parte) le lettere dell'autore mentre sarebbe decisivo, per ricostruire la trama della sua esperienza scientifica e per illuminare aspetti importanti della realtà socio-culturale della Toscana della seconda metà del Seicento, disporre anche delle risposte dei suoi corrispondenti.
Ma c'è di più: il Redi scienziato che conosciamo attraverso i suoi testi a stampa costituisce solo una minima parte del Redi inedito che è rimasto sepolto fino ad oggi nei fondi archivistici delle biblioteche di Firenze e di Arezzo. Questo Redi segreto, e sotto molti aspetti diverso, rappresenta una sorta di gigantesco "buco nero" nella galassia della scienza moderna: ne è nota da tempo l'esistenza, se ne conoscono le coordinate spaziali, ne sono state descritte le dimensioni, ma ancora non è apparso all'orizzonte storiografico contemporaneo nessun esploratore disposto ad avventurarsi, sulla base di un organico progetto di ricerca, attraverso i suoi meandri.
Il patrimonio archivistico rediano, formato da una straordinaria collezione di libri, manoscritti, lettere e codici antichi che egli aveva raccolto nel corso della sua lunga vita di scapolo e bibliofilo impenitente, venne irrimediabilmente disperso nel 1820, per effetto delle disposizioni testamentarie del suo pronipote ed erede, il Balì Francesco Saverio. Soltanto la biblioteca personale del naturalista, formata di oltre 4.000 testi scientifici e letterari, molti dei quali impreziositi da note di possesso e marginalia, rimase ad Arezzo, anche se, per gelosie cittadine, finì per andare divisa (ed in parte perduta) tra la Biblioteca della Fraternita dei Laici (passata poi all'attuale Biblioteca Comunale "Città d'Arezzo") e l'Accademia Aretina di Scienze, Lettere ed Arti (oggi Accademia Petrarca).
I codici manoscritti del Trecento e del Quattrocento collezionati da Redi, insieme ad una parte del suo voluminosissimo epistolario, passarono in eredità, per esplicita disposizione testamentaria di Francesco Saverio, alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Altri documenti rediani, tra i quali i protocolli scientifici ed il carteggio di famiglia, vennero invece venduti dagli eredi sul mercato antiquario prima di pervenire, attraverso successivi smembramenti e passaggi di proprietà, alla Biblioteca Marucelliana, alla Biblioteca Nazionale Centrale e alla Biblioteca Riccardiana di Firenze.
Soltanto oggi, all'inizio del terzo millennio, sembra profilarsi all'orizzonte la possibilità di riunire quello che il tempo e gli uomini hanno disperso, recuperando nella sua interezza l'eredità storico-culturale del grande scienziato aretino attraverso la definizione di un progetto di ampio respiro che consenta di pervenire in tempi ragionevoli alla pubblicazione dell'Edizione Nazionale delle Opere, dell'Epistolario e dei Manoscritti di Francesco Redi. Sono questi la sfida e l'impegno ai quali cui la città di Arezzo è chiamata a rispondere, attraverso le sue diverse componenti istituzionali e culturali, per celebrare degnamente l'opera e l'esperienza umana ed intellettuale di uno dei suoi figli più celebri.
|
|