Misteri del calendario indietro stampa ricerca

    Misteri del calendario

    In un precedente articolo pubblicato il 25 gennaio 2002 su questo sito ed intitolato "Datazioni problematiche" avevo cercato di fare una prima messa a punto di alcune difficoltà connesse all'uso nella corrispondenza rediana di un doppio sistema di datazione: quello normale che usiamo noi oggi, o "a Nativitate", che fa cambiare l'anno il 1° gennaio, e quello cosiddetto "fiorentino" o "ab Incarnatione", che determina il mutamento di anno il 25 marzo, il giorno dell'annunciazione dell'angelo a Maria. Secondo questo sistema, che venne usato negli atti ufficiali del Granducato di Toscana fino al 1750 quando la Reggenza lorenese decise di passare all'uso comune, l'anno coincideva con lo stile normale dal 26 marzo al 31 dicembre, mentre rimaneva indietro di un anno dal 1° gennaio al 25 marzo.
    Esistevano all'epoca di Redi anche altri sistemi di datazione 'locali'. Lo "stile pisano", ad esempio, era inverso allo "stile fiorentino", dato che manteneva lo stesso anno, come nella datazione normale, dal 1° al 24 marzo, ma aggiungeva un anno per il resto dell'anno. Per vezzo Redi scrisse una lettera con questo sistema, quella a Laura Siri Albergotti, che, trovandosi per l'appunto a Pisa, datò 8 marzo 1696 "stile pisano". La lettera appartiene quindi al 1696. Lo "stile romano" e lo "stile aretino" erano invece identici a quello normale. C'era infine anche un sistema "more veneto", che Redi ovviamente non adottò mai, secondo il quale l'anno cominciava il 1° marzo. Anche in questo caso per le date 1° gennaio 28-29 febbraio, il calendario restava un anno indietro.
    Quella del calendario non è una banale questione erudita di poco conto, come si potrebbe pensare, visto che la confusione tra il sistema normale e "fiorentino" ha determinato, ad esempio, un clamoroso errore nel caso della datazione della morte di Redi, che molti storici hanno continuato fino a tempi recenti ad attribuire al 1° marzo 1698, ritenendo che la data scritta nei documenti fosse "ab Incarnatione", mentre in realtà avvenne senza ombra di dubbio nel 1697.
    Di solito, nelle lettere che scriveva tra il 1° gennaio e il 25 marzo, Redi precisava di aver seguito il sistema "ab Incarnatione", ma spesso e volentieri se ne dimenticava o non si curava di farlo, semplicemente perché risultava superfluo per i suoi corrispondenti toscani. La formula era indifferentemente quella "ab Incarnatione" o "stile fiorentino", ma si poteva anche ricorrere all'artificio di scrivere l'ultima cifra dell'anno doppia: es. 8/9, come Redi fece nella lettera al fratello Giovanni Battista del 18 marzo 1679.
    Altrettanto di frequente Redi usava il sistema normale; ma anche in questo caso raramente lo diceva espressamente, mentre di regola passava la cosa sotto silenzio. Anche qui la ragione era ovvia: i corrispondenti di allora, specialmente se erano parenti, si intendevano senza troppe formalità.
      Tra l'altro Redi stesso non si curava troppo della precisione, come indica il fatto che, ad esempio, datasse secondo lo "stilo fiorentino" la prima annotazione del proprio Libro di ricordi, quello del 1° maggio 1647, quando aveva preso la laurea "in medicina e filosofia" a Pisa. Era un controsenso, dato che il sistema "ab Incarnatione" valeva solo per le date fino al 24 marzo. Successivamente alternava datazioni in "stile fiorentino", "stile romano" e "stile aretino", ma si trattava di un puro vezzo, dato che erano come quello normale. Il 6 gennaio e il 1° febbraio 1684 si premurava addirittura di segnalare la differenza tra i due sistemi in vigore a Firenze e ad Arezzo: "A dì 6 gennaio 1683, stile fiorentino, e 1684, stile aretino"; "A dì primo febbraio 1683, stile fiorentino, e 1684, stile aretino".
    Alcuni giorni Redi scriveva lettere con un sistema e lettere con un altro sistema. Il 9 gennaio 1679, ad esempio, scrisse al Granduca Cosimo III, datando per forza di cose la lettera "9 gennaio 1678 stile fiorentino", ma al fratello Giovanni Battista scrisse con il sistema normale. Altre volte invece pare proprio che egli si divertisse a confondere le acque: scriveva nello stesso giorno due lettere allo stesso corrispondente utilizzando due diversi sistemi di datatazione: quello normale e quello "ab Incarnatione". Il 4 gennaio 1686, ad esempio, scrisse al fratello Giovanni Battista due lettere: una senza nessuna indicazione, datata 4 gennaio 1685, che inoppugnabili ragioni di contenuto inducono a considere datata "ab Incarnatione" e quindi da spostare al 1686, e l'altra 4 gennaio 1696 "a Nativitate".
    Se questa imprecisione non aveva nessun effetto pratico per i corrispondenti di allora, ben diversa è ovviamente la situazione dello storico di oggi, il quale deve esercitare estrema vigilanza e circospezione di fronte ad ogni lettera scritta nei mesi di gennaio, febbraio e marzo che non riporti espressa l'indicazione del sistema adottato. E la strada è una sola: recuperare preliminarmente l'esatta successione delle lettere della corrispondenza rediana anno per anno e corrispondente per corrispondente, esaminare attentamente il contenuto, incrociare gli argomenti trattati nelle diverse lettere. Altrimenti si rischia ad ogni piè sospinto di cadere in facili errori, com'è avvenuto spesso a quanti – a cominciare da Manni e Cambiagi nel Settecento – si sono cimentati nell'edizione dell'epistolario rediano.

    W. Bernardi
    27/07/2003