Raffaello Magiotti indietro stampa ricerca

Nato a Montevarchi (Arezzo) il 5 settembre 1597, ancora bambino si trasferì con la famiglia a Firenze dove intraprese i primi corsi di matematica e di astronomia. Diventato prete dell'ordine di Santa Lucia della Chiavica, seguì a Roma il cardinale Sacchetti, facendosi immediatamente apprezzare all'interno degli ambienti vaticani per la sua cultura e le spiccate doti di poeta e prosatore. Frequentò gli ambienti galileiani della capitale, legandosi in stretta amicizia a Benedetto Castelli, Evangelista Torricelli, Michelangelo Ricci e Antonio Nardi. Nel maggio del 1636 venne nominato "scrittore" presso la Biblioteca Vaticana, rifiutando di spostarsi in Toscana, come gli era stato suggerito da Galileo, allo scopo di proporre la candidatura a una delle cattedre matematiche dello Studio di Pisa.
Tra il 1640 e il 1641, a Roma, Magiotti fu presente al celebre esperimento che Gaspare Berti mise in scena per dimostrare il peso dell'aria, ispirato dalla lettura di un passo dei Discorsi e dimostrazioni di Galileo. In una lettera a Marin Mersenne del 12 marzo 1648 Magiotti descrisse l'apparato strumentale utilizzato, che, contenendo - a differenza di quanto avrebbe fatto nel 1644 Torricelli - acqua, raggiungeva la lunghezza di ben dieci metri. Continuando le indagini sulla pressione dei liquidi, Magiotti dette alla luce nel 1648 la sua unica opera scientifica, il trattato sulla Renitenza certissima dell'acqua alla compressione, dove formulò il principio dell'impossibilità della compressione dell'acqua. Nella stessa opera descrisse un particolare aerometro, conosciuto con il nome di "ludione" o "diavoletto di Cartesio", che ha avuto una notevole importanza nella storia della strumentaria scientifica.
Magiotti aveva accumulato un gran numero di appunti e di carte che non riuscì a ordinare e far stampare a causa della morte repentina, avvenuta nel corso della peste che colpì Roma e l'Italia meridionale nel 1656. Della stessa epidemia era morto a Napoli anche il grande anatomista Marco Aurelio Severino. Il Principe Leopoldo incaricò Giovanni Alfonso Borelli di cercare di recuperare gli scritti inediti dello scienziato aretino. Dopo alcune indagini Borelli annunciò a Firenze che l'abitazione privata di Magiotti era stata saccheggiata e i suoi scritti trafugati da ignoti.
Redi aveva conosciuto Magiotti a Roma nel corso del proprio viaggio del 1650. Ne aveva ricavato una grande impressione. In una lettera scriveva infatti: "Il Magiotti è un gran dotto uomo, ed io procuro di stargli attorno più che posso, perché sempre imparo da lui qualche bella cosa".

Ritratto di Galileo