Vittoria Della Rovere indietro stampa ricerca

Era nata a Pesaro il 7 febbraio 1622, da Federico Ubaldo della Rovere e Claudia de' Medici, una delle innumerevoli figlie del Granduca di Toscana Ferdinando I. Quando aveva appena undici mesi rimase orfana del padre, e la madre ritornò a Firenze, prima di risposarsi nel 1626 con Leopoldo del Tirolo, fratello di Maria Maddalena d'Austria, la vedova di Cosimo II. La piccola Vittoria venne in questo modo educata dalla zia Maria Maddalena e dalla nonna Cristina di Lorena, vedova di Ferdinando I, dalle quali ricevette un'educazione religiosa conformista e bigotta, trasformatasi col passare degli anni in una vera e propria mania per gli aspetti più formali del culto.
Nel 1623 i calcoli politici della madre e delle due Reggenti di Toscana conclusero un regolare atto di matrimonio tra una bambina di due anni, Vittoria, ed un ragazzo di tredici anni, il cugino Ferdinando, erede al trono di Toscana. Nel 1631 Vittoria aveva ereditato, alla morte del nonno Francesco Maria, i beni allodiali dei Della Rovere. I disegni politici dei Medici di ereditare, grazie a questo matrimonio, anche il Ducato di Urbino andarono invece delusi per la ferma opposizione di Urbano VIII, che ottenne di far ritornare il Ducato tra i territori della Chiesa. In cambio Firenze ricevette la ricca collezione di dipinti che abbellivano la reggia di Urbino, comprendente opere di Raffaello e di Tiziano. Lo spendido tesoro andò ad arricchire la Galleria Palatina di Palazzo Pitti.
Nel 1628, raggiunta la maggiore età, Ferdinando II divenne Granduca a tutti gli effetti, mentre il matrimonio con Vittoria venne celebrato in forma privata nel 1634, e poi ufficialmente il 6 aprile 1637. L'unione non fu però delle più felici. Dopo due bambini morti, nel 1642 nacque l'erede al trono, il futuro Cosimo III. Seguirono anni di incomprensioni e separazioni, a causa del carattere licenzioso di Ferdinando, di cui la moglie scoprì, in modo improvviso e sconcertante, il gusto per la pederastia. Nel 1660, dopo quasi vent'anni dalla nascita di Cosimo, nacque un altro figlio, Francesco Maria, destinato a vestire la porpora cardinalizia.
La Granduchessa, di cui rimasti diversi ritratti ad opera del pittore di corte Justus Sustermans, era particolarmente attaccata a Redi. Dello scienziato apprezzava non solo le qualità di fidato consigliere e di cortigiano, ma anche l'assiduità alle pratiche religiose. Essa protesse anche altri letterati come Maria Selvaggia Borghini, Benedetto Menzini e Gian Andrea Moniglia. Da parte sua, Redi rimase sempre molto legato a Vittoria, di cui magnificava soprattutto "il cuore generoso". Non a caso gli lasciò nel testamento un'eredità di ben 500 scudi: cosa che puntualmente il medico aretino annotò nel proprio Libro di Ricordi , alla data del 13 marzo 1694. La Granduchessa era morta a Pisa il 5 marzo 1694.

Anonimo, Ritratto di Vittoria della Rovere Giusto Sustermans, Ritratto di Vittoria della Rovere nell'aspetto della vestale Tuccia