Carlo Rinaldini indietro stampa ricerca

Nato ad Ancona nel 1615, morì nel 1698. Professore di matematica a Pisa dal 1649 al 1663, fu uno dei membri più attivi dell'Accademia del Cimento, fondata nel 1657 dal Principe Leopoldo. Abbandonò la Toscana nel corso del 1666, nello stesso periodo di Borelli e Oliva, lasciando in pratica a Redi e Viviani l'egemonia della cultura scientifica nel Granducato. Si trasferì a Padova, sulla cattedra di anatomia e medicina dello Studio, e qui pubblicò, tra il 1681 e il 1688, la sua opera più importante: la Philosophia rationalis, naturalis atque moralis.
Stando alla testimonianza di Redi, Rinaldini aveva cercato "di soppiatto" di ottenere la cattedra a Padova, poi, una volta raggiunto lo scopo, se ne era pentito e "non voleva andarvi", per cui "bisognò cacciarvelo con le spinte". In seguito aveva impiegato "ogni possibile opera e sforzo per tornare a leggere a Pisa", ma non aveva ricevuto dal Granduca che "un ghigno, accompagnato da una espressa e chiara negativa".
Intellettuale prudente e conformista, Rinaldini aveva partecipato da protagonista, nel corso degli anni '60, al dibattito sulla generazione degli insetti delle galle che aveva fatto registrare un vistoso dissenso tra gli accademici del Cimento. In contrapposizione alla teoria della virtù zoogenetica delle piante, sostenuta da Redi Borelli Magalotti Oliva e Viviani, egli aveva difeso, riprendendo Gassendi e precedendo Malpighi, l'idea che anche gli insetti delle galle nascevano da uova deposte da individui della stessa specie.
Nel corso del 1673, un fido corrispondente di Redi come Francesco D'Andrea ebbe occasione di incontrare Rinaldini a Padova, ma, a quanto pare, non ne ricavò una buona impressione. Ecco cosa scriveva allo scienziato aretino: "Dal signor Rinaldini non hebbi fortuna d'imparar niente, forse perché nol portò l'occasione e se mi riporterò di nuovo a Padova vi discorrerei più a lungo; ma per dirla con confidenza, non mi parve gran cosa".