Carlo Roberto Dati indietro stampa ricerca

Nacque a Firenze il 12 ottobre 1619. Avviato agli studi eruditi e classici, specializzò la propria conoscenza delle lingue antiche sotto la guida di Pier Vettori e Giovanni Battista Doni. La tradizione vuole che egli avesse ricevuto insegnamenti scientifici da parte di Galileo, mentre è certa la sua giovanile frequentazione di Evangelista Torricelli. Non ancora ventenne, nel 1638, recitò nell'Accademia Fiorentina la sua prima pubblica orazione, detta Del Battiloro, dedicata all'arte della lavorazione dei metalli preziosi. Grazie alla sua origine nobile egli si ritrovò ascritto alle maggiori accademie letterarie e scientifiche della Firenze del Granduca Ferdinando II e del fratello, il principe Leopoldo. Di particolare importanza fu l'attività di Dati in seno all'Accademia della Crusca, dove era stato ammesso con lo pseudonimo di "Smarrito" il 29 novembre 1640. Egli sostenne la rinascita dell'antico consesso e contribuì decisamente alla redazione della terza edizione del Vocabolario. Si distinse anche promuove
ndo e mettendo a punto il primo dizionario etimologico della lingua toscana.
Dati tenne l'incarico di professore di Lingue classiche presso l'antico Studio fiorentino, inaugurando i corsi nel 1648 con una serie di lezioni sulla vita di Pomponio Attico di Cornelio Nepote. Nei primi anni cinquanta collaborò strettamente con il principe Leopoldo, raccogliendo una miscellanea di poesie in lingua toscana e attendendo alla preparazione di edizioni di testi classici di argomento scientifico. Due importanti opere segnarono la sua produzione della seconda parte degli anni cinquanta: il Discorso dell'obbligo di ben parlare la propria lingua del 1657 e la dissertazione Sull'utilità che reca la geometria del 1658.
Dati partecipò in prima persona anche alle riunioni dell'Accademia del Cimento. Dai dibattiti sull'astronomia avviati al suo interno prese spunto per comporre il Discorso sopra Saturno, nel quale difendeva le teorie planetarie di Christian Huygens. Nel 1661 l'erudito fiorentino venne coinvolto in un'aspra polemica con Daniello Bartoli a proposito della pubblicazione degli scritti di Marco Antonio Mambelli. Si interessò con Ottavio Falconieri anche del progetto di pubblicazione della Metallotheca di Michele Mercati. In campo scientifico si distinse con la pubblicazione dell'opera intitolata Della vera storia della cicloide e della famosissima esperienza dell'argento vivo (1663), con la quale intendeva rivendicare a Torricelli la scoperta della formula di misurazione della cicloide e la priorità nella messa a punto dell'esperienza sul vuoto. Dati intrattenne strettissime relazioni con la Francia di Luigi XIV e nel marzo del 1666 gli venne concessa, per diretto intervento reale, una pensione annua. Per riconosce
nza compose e dedicò al sovrano le Vite de' pittori antichi (1667). Continuò a lavorare assiduamente fino alla morte presso la Corte medicea in qualità di bibliotecario dei cardinali Leopoldo e Giovanni Carlo. Si spense a Firenze l'11 maggio 1676.
Dati fu per tutta la vita uno degli amici intimi di Redi. La prima lettera del naturalista aretino risale al 12 dicembre 1649. Molte di queste lettere riguardavano problemi relativi alla tormentata revisione del Vocabolario della lingua italiana, di cui era uscita nel 1623 la seconda edizione, che sarebbe arrivata alle stampe solo nel 1691. Il progetto era stato avviato nel 1664, e fin dall'inizio vi aveva lavorato attivamente anche Redi. L'iniziativa era poi proseguita con notevole lentezza negli anni seguenti. Tra la fine del 1665 e l'inizio del 1666 giunse a Firenze una notizia che gettò letteralmente nello sgomento gli intellettuali della Crusca. Alessandro Segni scriveva da Parigi a Dati che un altro accademico della Crusca, l'erudito francese Gilles Ménage, stava pubblicando un trattato dedicato alle Origini della lingua italiana. Inutili furono i tentativi di far recedere Ménage e di coinvolgerlo in prima persona nel progetto fiorentino.
Spesso Redi e Dati passavano la sera a casa dell'uno o dell'altro, a chiaccherare di letteratura e di fatti di Corte. In una lettera a Carlo Dottori del 24 novembre 1660 Redi ricordava, ad esempio, che quella sera stava aspettando lui e Michele Ermini a casa sua, "per passarvi la veglia". Da un'altra lettera di dieci anni dopo, scritta il 4 novembre 1670 a Francesco Pecorini, veniamo a sapere che la sera prima erano stati "a cena" a casa sua Dati e Niccolò Stenone. Insieme avevano fatto un "solennissimo brindisi".
Redi indirizzò a Dati il proprio capolavoro scientifico: le Esperienze intorno alla generazione degl'insetti del 1668 . Tra l'altro fu proprio Dati ad occuparsi di tutte le fasi di impostazione, correzione e stampa della memoria. Nelle Osservazioni intorno alle vipere del 1664 Redi aveva promesso di riprendere l'argomento in "un'altra lettera" indirizzata "al nostro dottissimo ed eruditissimo Sig. Carlo Dati", che aveva già "cominciato a scrivere" e che avrebbe contenuto "l'anatomica descrizione di tutte le parti interne ed esterne delle vipere". Il progetto non venne portato a termine, ma evidentemente l'Archiatra granducale mantenne la parola data all'amico dedicandogli la memoria sugli insetti che nascevano nelle sostanze organiche destinate alla putrefazione.

Ritratto di Evangelista Torricelli Ritratto di Galileo