Michelangelo Ricci indietro stampa ricerca

Nacque a Roma il 30 gennaio 1619. Quasi niente è noto della sua formazione matematica, ma la sua spiccata personalità di studioso lo rende uno dei maggiori interpreti dell'indirizzo scientifico galileiano nel secondo Seicento. Fu al servizio della Corte papale per diversi decenni, e il 1° settembre 1681 venne eletto Cardinale. Allievo di Benedetto Castelli, dopo la sua morte ne progettò l'edizione completa delle opere. Dette alle stampe un'unica opera, un libretto di una ventina di pagine intitolato Geometrica exercitatio de maximis et minimis (1666), nel quale sono state viste importanti anticipazioni dei metodi di determinazione delle linee tangenziali alle parabole. Ma i suoi più significativi contributi scientifici si trovano conservati nella ricca corrispondenza: in particolare in quella con Evangelista Torricelli, al quale era molto legato. Al matematico faentino inviò, ad esempio, una dimostrazione in materia di resistenze, una speculazione de conoidibus et sphaeroidibus, una riflessione sui frusti de
i solidi parabolici e iperbolici segati da due piani paralleli, un'interpretazione del problema della cosiddetta superficie degli anelli, e una rilevante dissertazione filosofica e teologica sul vuoto. Torricelli, da parte sua, indirizzò proprio a Ricci le due lettere dell'11 e 28 giugno 1644, nelle quali descriveva il famoso esperimento barometrico che aveva dimostrato l'esistenza in natura del vuoto e la pesantezza dell'aria.
Ricci fu uno dei primi ad accogliere a Roma Marin Mersenne, passato in Italia per conoscere dotti e scienziati e per diffondere le opere di Descartes. Fra i suoi numerosi interessi figurano anche quelli di ottica, centrati particolarmente sullo studio e la fabbricazione di lenti di ingrandimento. Studiò anche la dinamica dei gravi seguendo, insieme a Giovanni Battista Baliani, il dibattito che le opere di Galileo avevano suscitato tanto in Francia quanto in Italia. Dopo la morte di Torricelli e la scomparsa di Bonaventura Cavalieri, molti sollecitarono Ricci a rivedere e ordinare i numerosi autografi che il matematico faentino aveva lasciato, in vista di una loro edizione completa. Ma egli declinò l'invito, condannando buona parte delle speculazioni torricelliane a un lunghissimo letargo. Dopo la prelatura rinunziò a coltivare la matematica e a ogni altro genere di interesse scientifico. Morì a Roma il 12 maggio del 1682.
Redi pubblicò le Esperienze intorno alla generazione degl'insetti (testo) nell'agosto 1668, e nel corso del mese di settembre si preoccupò di farne pervenire alcune copie anche a Roma, nelle mani dei gesuiti Athanasius Kircher e Honoré Fabri. Le prime reazioni si ebbero durante l'autunno, come rivela una lettera del 17 novembre 1668 scritta proprio da Ricci al cardinale Leopoldo, nella quale lo informava di aver invano tentato di difendere "la sentenza del Sig. Redi". I gesuiti ed i tradizionalisti trovavano naturale che gli insetti nascessero spontaneamente dalla carne putrefatta e le rane dalla pioggia e dal fango. Certo, tutti avevano rilevato che "le osservazioni" della memoria rediana erano state fatte "con diligenza e con giudizio", ma lo scienziato toscano avrebbe dovuto "rimovere due obiezioni comuni contro la sua dottrina". Avrebbe cioé dovuto spiegare com'era possibile che si ritrovassero i topi "in mare nelle galere" e che le rane stessero nascoste in terra "in tanto numero senza esser vedute". A
giudizio di Ricci, a Roma "tutti" quanti facevano opinione davano a vedere di essere "convinti da queste due obiezioni" dei padri gesuiti.