Datazioni problematiche indietro stampa ricerca

Come in tutti gli Epistolari, anche in quello di Redi molte lettere sono prive di data o con data incompleta. Ma per fortuna in diversi casi, utilizzando tutti i riferimenti interni ed esterni consentiti dalla disponibilità della successione cronologica di tutte le lettere edite ed inedite, si riesce a datarle con relativa precisione, quanto meno relativamente all'anno o al mese. Per qualche lettera si riesce a ricostruire la data con precisione assoluta anche relativamente al giorno. Riportiamo due esempi. Il primo è una lettera al Principe Leopoldo de' Medici. Ecco il testo:
"Oggi martedì, giorno di Carnevale, ho ricevuto i riveritissimi comandi di V. A. S., per esecuzione de' quali ho fatta ogni diligenza per trovare il Sig.r Uliva, ma non è stato possibile il rintracciarlo; e pure l'ho cercato a casa, a S. Giovannino, a Bernabiti ed in altri simili luoghi. Domattina, avanti che si levi di letto, sarò di nuovo alla sua casa, e se per disgrazia fosse uscito lo ritroverò al certo in una di queste chiese alla predica, ed avanti che sia domandassera avrò parlato al Padre Inquisitore e di tutto il seguito ne darò puntual ragguaglio a V. A. S.
Per quest'oratorio ho lettere dal Sig.r Alessandro Segni, nelle quali mi avvisa di aver inviato a Monsieur Mendet alcuni libri per V. A. S., la lista de' quali vedrà qui inclusa col loro prezzo, che è stato pagato dal Sig.r Segni de' suoi propri danari, onde quando parrà bene a V. A. S. potrà farli pagare a me, che tengo ordine di farglieli rimettere in Parigi".
La lettera può essere con certezza attribuita al 9 marzo 1666. Innanzitutto essa rispondeva alla lettera di Leopoldo de' Medici del 6 marzo e dava conto dei passi che il fedele cortigiano, rimasto a Firenze dopo la partenza del Principe per Livorno, si riprometteva di fare nei giorni successivi per favorire presso gli uffici dell'Inquisizione la pubblicazione delle Teoricae Mediceorum planetarum di Giovanni Antonio Borelli. Appurato questo, si può affermare che la data del 9 marzo assegnata alla lettera dipende dai seguenti elementi: 1) nella lettera Redi diceva che l'indomani mattina, di buon'ora, si sarebbe recato a casa di Antonio Oliva; 2) nella successiva lettera allo stesso Principe Leopoldo del 12 marzo precisava che "ier l'altro di buonissim'ora" aveva visto Oliva ed aveva concordato con lui il da farsi. Se ne deduce che l'incontro a casa di Oliva era avvenuto il 10, e che la la lettera risaliva al giorno prima: appunto il giorno 9 marzo, data nella quale si festeggiava quell'anno il Martedì di Carnevale.
Un secondo caso di datazione riuscita riguarda questa lettera al fratello Giambattista:
"Sig.r fratello,
Oggi ho pagato al S.r Marchese Giovanni Battista Schinchinelli scudi trentanove, lire tre e un giulio.
Ho fatto riflessione nel disegno mandato da cotesto Capo Maestro e veramente non mi dispiace. Ma parmi che si cresca la spesa e non si cresca, anzi si scemi, il comodo.
In primo luogo osservo che, se si tira la nuova fabbrica all'altezza della vecchia, non abbia a parer poi tutta insieme una capanna bassa bassa.
In 2° luogo osservo che la sala nuova sarà scura, non avendo lume vivo se non da una sola finestra che risponderà nel cortile, e questa finestra è posta in una delle estremità della sala. V. S. mi dirà che ella può aver lume dalle due finestre che rispondono all'entrata: è vero, ma sarà lumen de lumine, mentre però l'entrata non si lasciasse aperta a foggia di loggia col suo arco. Ma anco in questo vi sarà poi il suo difetto, perché o bisognerà far la porta al principio della scala per tener serrato, o che di quivi sia lecito ad ognuno salir su alto.
In terzo luogo osservo che nella fabbrica nuova, fuor di una camera sola, nell'altre non vi sarà luogo dove mettere il letto.
Orsù, sia com'esser si voglia. Se V. S. vuol cominciare a cavare i fondamenti secondo cotesto ordine cominci […] al S.r padre. Faccia però le seguenti riflessioni che, già che si ha da fare, stimerei bene tirar la facciata più lunga un mezzo braccio o un braccio, e questo mezzo braccio o braccio si potrebbe scompartire in modo che ne toccasse un quarto per uno, o un mezzo braccio per uno, al salotto e alla sala di nuova fabbrica.
La sala verbi grazia, come veggo dal disegno, è larga otto braccia e tre quarti; verrebbe ad essere larga nove braccia e così si riquadrerebbe un poco, ed il salotto la loggia e le scale, acquistando un quarto di braccio o un mezzo braccio di larghezza, farebbon sì che quel salotto potrebbe servire a qualcosa.
In 2° luogo V. S. faccia riflessione se le camere, sala etc. del piano di sopra, cioè di quello che comunemente si chiama il piano della sala e che vanno fatte in volta, faccia riflessione dico se fosse bene tirarle un braccio più alte di quello che sono nel vecchio. Parmi che si potesse fare, poiché, se bene resteranno basse le stanzine del terzo, elle hanno ad essere in ogni modo stanze da servizio e da ripor robe. Me ne rimetto però a V. S. e al Capo Maestro.
Non si scordino di far qualche cammino basso.
Del resto V. S. faccia quello che crede che sia il meglio; al restante della lettera risponderò un'altra sera; intanto osservo e mi avvisi che cosa si paga per primo canone o entratura di quella perpetua".
Per contestualizzare la lettera, il cui manoscritto presenta alcune parole illeggibili a causa di una lacerazione sul margine sinistro della prima pagina, occorre ricordare inanzitutto che il 17 dicembre 1672 Redi aveva avvisato il fratello a Arezzo di aver incaricato alcuni architetti di Corte di preparargli un "disegno" per i lavori di ampliamento della villa degli Orti. Il 31 dicembre era tornato sull'argomento per dire che il progetto fiorentino non era ancora pronto, e che nel frattempo il fratello poteva inviare il disegno preparato in loco dal "capo maestro". Giambattista aveva mandato subito il disegno, dato che nella lettera successiva del 20 gennaio 1673 Redi ne prendeva atto, pur senza prendere decisioni nel merito delle varie soluzioni architettoniche prospettate. La presente lettera senza data era dunque posteriore al 31 dicembre 1672 ed anteriore al 20 gennaio 1673. Per decidere il giorno risulta decisiva la consultazione del diario personale dello scienziato, conservato manoscritto presso la Biblioteca Comunale di Arezzo, che alla data del 14 gennaio 1673 registra un pagamento al Marchese Schinchinchelli di "piastre trentanove, lire tre e un giulio": esattamente lo stesso pagamento e la stessa cifra che lo scienziato diceva di aver fatto "oggi" nella lettera.
La Corrispondenza rediana presenta però un ulteriore, delicato problema di datazione per tutte le lettere comprese tra il 1° gennaio e il 25 marzo di ogni anno. Come tutti i fiorentini del Seicento di solito Redi usava infatti - almeno nella corrispondenza con i conterranei - la datazione "Ab Incarnatione", che faceva cambiare l'anno non il 1° gennaio ma il 26 marzo. Ma altre volte usava anche il metodo 'normale'. Il problema nasce quando le lettere - e sono svariate decine e decine - non fanno riferimento al tipo di datazione adoperato. In questi casi le lettere possono appartenere alla corrispondenza di un anno o di quello successivo. Come decidere? È ovvio che l'incertezza può essere eliminata - ma non sempre risulta possibile - solo se si recupera preliminarmente l'esatta successione delle lettere anno per anno.
Riportiamo come esempio la lettera di Redi al padre Gregorio del 6 gennaio 1644, priva di indicazione del sistema di datazione adottato. Ecco il testo:
"Carissimo Sig.r padre,
Due ordinarii sono scrissi a V. S. che mi accusassi se aveva mandato in Arezzo il cuscinetto e la buffa del Giannerini. Non ho hauto risposta nessuna, però desidererei che V. S. me l'avvisassi.
Per le molte spese che ho fatto questo mio primo anno io mi trovo pochissimi denari, però se V. S. me ne mandassi l'averei molto caro. E non guardi che, quando io venni quaggiù, lei mi dette molti denari, perché il primo anno che si viene a Pisa si fa molte spese, più che non si fanno gl'altr'anni. Mi raccomandi alla Sig.ra madre et a tutti di casa, mentre di vivo cuore me li raccomando
Pisa 6 Gennaio 1644".
A togliere ogni dubbio sul fatto che la lettera appartenga al 1644, perché Redi aveva adottato la datazione 'normale', interviene in questo caso, piuttosto singolarmente, l'indirizzo riportato sulla sovraccoperta, che recita: "Al M.to Ill.re et Ecc.mo Sig.re e Prone Col.mo Il Sig.r Gregorio Redi Firenze Via Maggio". "Via Maggio" era infatti la strada fiorentina dove si trovava la casa nella quale la famiglia Redi era andata ad abitare fin dal novembre 1642, al momento del trasferimento da Prato a Firenze. Nel novembre 1644 i Redi si trasferirono "in via che va a S.to Spirito dietro a via Maggio", dove rimasero fino al 1650; infine, dal 1650 al 1672, abitarono "vicino al Canto a Soldani dirimpetto al Campanile di San Remigio su la cantonata". Queste notizie si ricavano dal Libro di ricordi di Gregorio Redi, conservato manoscritto all'Archivio di Stato di Arezzo. La conoscenza della dislocazione topografica delle abitazioni della famiglia Redi a Firenze dimostra che il giovane studente di medicina dello Studio di Pisa aveva adottato nella lettera al padre lo stile 'normale'. Se infatti la lettera fosse stata scritta nel gennaio 1645, cioè avesse adottato lo stile "Ab Incarnatione", l'indirizzo sarebbe stato diverso.

W. Bernardi
25/01/2002