La Biblioteca Redi indietro stampa ricerca

Redi aveva un vero 'debole' per la bibliofilia, e fin da giovane aveva iniziato a ricercare e comprare libri rari e preziosi manoscritti. Nel corso del suo primo viaggio a Roma, nel 1650, era "appena arrivato" che aveva subito "cominciato a frugare intorno a queste librerie", come scriveva a Carlo Dati il 22 marzo, trovando "molte, e molte cose buone". Dieci anni dopo, il 4 febbraio 1660, il medico aretino ringraziava in modo entusiastico Amerigo Bigotti per la promessa di un manoscritto greco degli Idilli di Teocrito: "Parmi ogni ora mill'anni per poterlo avere appresso di me, e per poterlo scartabellare, e confrontare con gli altri antichi, i quali ho messi insieme, e che furono da lei veduti qui in casa mia". In cambio diceva di volergli regalare un manoscritto dell'Iliade e dell'Odissea di Omero "scritto in cartapecora" che, come gli capitava spesso, aveva prelevato da una biblioteca conventuale. "L'ho cavato - confessava - da una Libreria più che arcitarlata, e per poterlo cavare juridicamente, vi è biso
gnato i voti di una Comunità Badiale".
Il Granduca Ferdinando II conosceva bene i gusti del proprio Archiatra e non mancava certo di assecondarli con regale mecenatismo. In una lettera a Valerio Inghirami del 15 aprile 1661, accennando alla "nobile e copiosa Libreria" dell'amico Dati, Redi soggiungeva soddisfatto: "Ancor io vo augumentando la mia, e quando verrete a Firenze la potrete vedere molto cresciuta, perché il Granduca Ferdinando mio Signore veramente mi ha fatto un gran regalo di libri, e benissimo legati: ed un altro me ne ha fatto il Sig. Principe Leopoldo".
L'effetto della munificenza granducale appare ben visibile sulla consistenza della biblioteca personale di Redi. Un fondo archivistico di ragguardevoli dimensioni e di grande pregio che pervenne nel marzo 1820, per effetto delle disposizioni testamentarie del pronipote Francesco Saverio, immediatamente per la parte manoscritta alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, e più tardi, per la parte a stampa, all'Imperiale e Reale Società aretina di Scienze Lettere e Belle Arti. Quest'ultima sezione venne a sua volta divisa, in virtù del rescritto granducale del 3 aprile 1830, con la Libreria della Fraternita dei Laici, ed oggi è conservata alla Biblioteca Comunale "Città di Arezzo".
La nota latina di possesso "Francisci Redi" compare tra i fogli di guardia o nel frontespizio di numerosi volumi della Biblioteca Redi. E in molti casi, spesso proprio per libri stranieri rari e di particolare pregio, si trattava di regali del Granduca o di qualche prestigioso esponente di Corte. È il caso, ad esempio, dello Hierozoicon di Samuel Bochart. Redi ebbe in dono il trattato, stampato a Londra nel 1663, grazie alla generosità del marchese Giovanni Vincenzo Salviati. Un'annotazione autografa sul frontespizio della copia conservata attualmente alla Biblioteca "Città di Arezzo" recita infatti: "Ill.mus D. Marchio Io. Vincentius Salviati dono dedit Fran.co Redi anno 1665".
Un altro caso è quello della Zootomia Democritaea di Marco Aurelio Severino, un'opera rara e molto ambita da tutti i naturalisti che era uscita nel 1645. Redi aveva supplicato Antonio Magliabechi di trovargli il libro, "o in mare, o in terra". Venne accontentato direttamente dal Granduca Ferdinando II, perché la sua copia personale riporta anch'essa sul frontespizio questa nota: "Francisco Redi Arretino d.[ono] dedit Serenissimus Magnus Dux Etruriae Ferdinandus Secundus anno 1660".