Le falsificazioni del Vocabolario della Crusca indietro stampa ricerca

Poco dopo l'ingresso nell'Accademia della Crusca, nel 1658, Redi era stato incaricato, insieme ad altri colleghi, della correzione e dell'ampliamento delle voci del Vocabolario della lingua italiana, che costituiva lo scopo istitutivo della prestigiosa istituzione fiorentina. Praticamente per tutta la vita, il medico aretino si dedicò con grande impegno a questa impresa. Soprattutto quando venne nominato Arciconsolo dell'Accademia, il 27 giugno 1678, succedendo all'amico Vincenzo Filicaia. La carica gli venne confermata fino al 1690, alla vigilia della pubblicazione della terza edizione del Vocabolario. Anche in seguito, comunque, Redi continuò ad occuparsi di lessicografia. Lo dimostrano non solo l'interesse per il dialetto aretino, che si concretizzò nella redazione di un apposito Vocabolario, ma soprattutto le numerose postille vergate sui cinque volumi della terza edizione del Vocabolario italiano della Crusca che si conservano alla Biblioteca Comunale "Città di Arezzo".
Nella sua attività di lessicografo e studioso della lingua italiana, Redi patrocinò la causa di una lingua viva, lontana da ogni pedanteria, tutta basata sulle cose e sull'osservazione dei fenomeni linguistici operata con razionalità. Si mostrò favorevole all'accettazione non solo delle parole usate dai grandi scrittori del Trecento, ma anche di quelle consacrate dalla pratica quotidiana della lingua parlata dagli uomini di cultura. Per avvalorare queste convinzioni e allo scopo di confermare l'uso di certi vocaboli, nei propri lavori di compilazione del Vocabolario Redi arrivò addirittura ad inventare di sana pianta autori e testi del Trecento e del Quattrocento, di cui affermava di possedere i relativi manoscritti nella biblioteca personale e dai quali riprendeva gli esempi. In questo modo, per più di un secolo, sono entrati a far parte della tradizione letteraria italiana improbabili autori come "Pippozzo di Sandro Cittadino Fiorentino".
Come spiegare un simile comportamento in un uomo di cui non si conoscono vizi di alcun genere, e che, pur distinguendosi in lodi sperticate del vino, pare non si concedesse nemmeno gli innocui piaceri della tavola? Cosa poteva aver indotto un perfetto cortigiano come Redi, di abitudini morigerate e rispettoso delle convenzioni mondane, ad architettare una beffa, o una vendetta così ben riuscita da essere stata scoperta solo all'inizio di questo secolo? Difficile rispondere, se non addentrandosi in una problematica introspezione psicologica del carattere del naturalista e letterato aretino. Un fatto è certo: le centinaia di falsificazioni presenti nei contributi rediani al Vocabolario della Crusca esprimevano, in un modo o nell'altro, un gesto di trasgressione, se non proprio di ribellione, che tradiva visibilmente la presenza di una personalità enigmatica, segnata dai tratti di sofferenze drammatiche e dolorosamente rimosse.
In modo beffardo ed indecifrabile, Redi affidò ai soli posteri un atto di vendetta postuma, di cui volle assaporare per tutta la vita, all'insaputa di amici e nemici, il gusto perverso. Chi potevano essere infatti i destinatari della sua beffa? Difficilmente si sbaglia se si individuano nei venerati "padroni" di Casa Medici che pagavano profumatamente la stampa del Vocabolario, e con loro l'intero mondo della Corte ed i circoli dell'Accademia. Un ambiente di uomini, di rituali e di valori di cui lo scienziato avvertiva tutta la mediocrità, se non addirittura la futilità, anche se era costretto ogni giorno ad ossequiare e celebrare con gli elogi più superlativi. Un mondo, quello della Corte medicea, che gli aveva garantito ricchezza ed onori, ma conquistati al caro prezzo di perdere tempo prezioso in obblighi e faccende per le quali, nel fondo del proprio cuore, egli nutriva una sovrana avversione.
Per esprimere la propria trasgressione, uno spirito beffardo e sornione come quello di Redi non poteva accontentarsi dell'ironia: ci voleva la beffa, l'irrisione palese dei fatui cultori del reliquario linguistico del Vocabolario della Crusca che si raccoglievano proprio a Corte. Solo agli inizi di questo secolo il gesto dissacrante di Redi si è dispiegato in tutta la sua impressionante ed enigmatica dimensione. Quasi come testamento postumo di un uomo che, per molti aspetti della propria personalità, resta ancor oggi del tutto indecifrabile.

Frontespizio del Vocabolario degli Accademici della Crusca Anonimo fiorentino, Pala di Francesco Ridolfi detto il Rifiorito, Accademia della Crusca Anonimo fiorentino, Pala di O.Ricasoli Rucellai detto l'Imperfetto, Accademia della Crusca Anonimo fiorentino, Pala di Battista Guarino detto il Vagliato, Accademia della Crusca