Il Vocabolario aretino indietro stampa ricerca

Oltre che dedicarsi per tutta la vita alla revisione del Vocabolario della Crusca, inserendo nella sua terza edizione del 1691 le sue enigmatiche falsificazioni, a partire dal 1670 Redi lavorò assiduamente ad un Vocabolario di alcune voci aretine: uno dei primi esempi in assoluto di vocabolario dialettale. Il testo, di cui sono state conservate quattro copie manoscritte, è rimasto inedito fino al Novecento.
A detta dell'autore, si trattava di una semplice "baia compilata per ischerzo", tant'è vero che sul frontespizio di una copia del manoscritto compariva la formula "fatto per scherzo", e su un'altra "delicta pueritiae". Ma non era affatto così, come indica chiaramente l'impegno profuso dal naturalista nella raccolta di circa 1500 voci dialettali, corredate da citazioni, etimologie e commenti. Redi ne mandò una copia all'amico Ménage, dicendogli che era una "baia compilata per ischerzo", ma che poteva essere utile per comprendere come "nelle città lontane dalla metropoli si conservi lungamente famigliare il rancidume de' vocaboli più vieti".
Il Vocabolario aretino testimonia un forte attaccamento di Redi alle proprie radici provinciali, anche linguistiche. Ma nello stesso tempo esso anticipa in modo originale i moderni studi di dialettologia e di storia della lingua, offrendoci un altro esempio del genio versatile e multiforme dell'intellettuale aretino.
Redi non manifestava nessuna prevenzione verso il dialetto, tipica di molti letterati del proprio tempo, che lo consideravano una lingua incolta, insignificante e priva di tradizioni scritte. Per lui anche il documento orale e la parlata popolare avevano una loro dignità, in quanto mezzo espressivo naturale, e perciò stesso elemento di fatto imprescindibile per l'indagine scientifica del fenomeno linguistico. Inoltre Redi non accettava affatto l'idea della derivazione del dialetto dalla lingua, e spesso si compiaceva, come cruscante ma prima di tutto come aretino, di esibire la sua mancanza di soggezione verso l'eccellenza della tradizione linguistica fiorentina.
Tenuto conto che Redi lasciò Arezzo per Prato, e poi Firenze, all'età di circa tredici anni, per tornare nella città natale solo in poche sporadiche occasioni, il materiale lessicale che cominciò a raccogliere intorno al 1670, quando aveva ormai quarantacinque anni, non poteva derivare che da ricordi risalenti alla fanciullezza. Sotto questo aspetto, l'annotazione "delicta pueritiae" era dunque appropriata. Ma questo sguardo all'indietro dell'uomo maturo, che nel momento del suo massimo successo a Corte cominciava ad avvertire lo scorrere inesorabile del tempo della vita, testimoniava anche un forte radicamento con la propria terra e la propria cultura provinciale. Tanto più irresistibile e struggente, quanto più Redi prendeva atto dell'impossibilità di un ritorno al luogo d'origine della propria famiglia e alle radici della propria esperienza umana.

Vocabolario Aretino, Inizio delle voci, Biblioteca della Città di Arezzo Frontespizio del codice Magliabechiano Conventi Soppressi S.Paolino, Biblioteca nazionale, Firenze Frontespizio del codice Palatino E.B.10.14, Biblioteca nazionale di Firenze