Una Corte in continuo movimento indietro stampa ricerca

Per uno scienziato-cortigiano come Redi, che trascorse quasi tutta la vita alla Corte medicea, le giornate trascorrevano con cadenze e secondo rituali condizionati dall'etichetta di Corte. Ma anche i ritmi del suo lavoro nel corso dell'anno risentivano in modo decisivo del calendario di Corte e degli obblighi ai quali egli era tenuto, nella sua veste di Archiatra granducale. In particolare, la dinamica dei cicli sperimentali doveva obbedire agli spostamenti periodici della Corte, la quale rimaneva a Firenze e nelle ville del circondario solo nei mesi estivi, mentre per il resto dell'anno peregrinava in continuazione attraverso la Toscana, come un grande circo viaggiante.
In queste condizioni era abbastanza problematico non solo impostare campagne di ricerca organiche, ma addirittura avere il tempo per fare qualche esperienza scientifica. Non di rado Redi era costretto ad interrompere le proprie campagne di studio e a riprenderle dopo qualche mese, quando poteva rientrare a casa con la Corte. In altre occasioni, invece, confessava di non trovare più il tempo e la voglia per portare a termine ricerche sperimentali di un certo impegno. Ecco come lo scienziato descriveva la propria vita girovaga in una illuminante lettera a Lorenzo Bellini del 14 ottobre 1685:
"Volentieri volentierissimo io mi metterei a fare la prova accennata dal Signor Malpighi, volentieri volentierissimo. Ma caro il mio Signor Bellini fra pochi giorni mi convien partire con la Corte alla volta dell'Ambrogiana. Dall'Ambrogiana Dio sa dove dobbiamo andare. E dove andremo, staremo poco; e di lì a Pisa. Da Pisa a Livorno. Da Livorno a Pisa. Da Pisa all'Ambrogiana. Dall'Ambrogiana alla Petraia. Or come posso mettermi a fare quell'esperienza?"
Lo stesso ritornello, forse un po' enfatizzato per compiacenza, Redi lo ripeteva anche con altri corrispondenti. A Giuseppe Lanzoni così scriveva il 25 gennaio 1690: "Son già alcuni giorni che mi trovo con la Corte del Sereniss. Granduca mio Sig. qui a queste cacce di Pisa. [...] Dopo queste cacce di Pisa, i suol andare a Livorno, dopo di Livorno si suol andare a far la Settimana Santa, e la Pasqua di Resurrezione alla Villa dell'Ambrogiana, e poscia si suol tornare a Firenze".

La Toscana in una mappa del XVII secolo