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Le Esperienze intorno alla generazione degl'insetti costituiscono uno dei classici di storia della scienza che hanno goduto di maggiore fortuna editoriale. Vennero pubblicate nell'estate 1668 dal tipografo fiorentino Giuseppe Cocchini che stampava "All'insegna della Stella": lo stesso che aveva pubblicato l'anno prima i Saggi di naturali esperienze dell'Accademia del Cimento curati da Magalotti. Nel corso della vita dell'autore il capolavoro rediano ebbe altre cinque edizioni: due a Firenze, nel 1674 e nel 1688, una a Napoli nel 1687, e due traduzioni latine ad Amsterdam, nel 1671 e nel 1686. Fu senza dubbio l'opera di Redi più letta, recensita e commentata. Non solo in Italia, ma anche in tutta Europa, essa suscitò molte, contrastanti reazioni, ed ogni scienziato e biologo si sentì obbligato a prendere posizione.
Redi si qualificava nel frontespizio "Accademico" della Crusca, e la prima edizione portava lo stemma dell'Accademia col motto "Il più bel fior ne coglie", rimasto poi in tutte le successive ristampe. L'edizione fiorentina del 1688 appare la migliore dal punto di vista filologico. I refusi della prima edizione, segnalati nell'errata-corrige finale del 1668, erano stati eliminati, e giustamente Redi citava da questa ristampa nell'edizione del 1691 del Bacco in Toscana , riconoscendola implicitamente come quella approvata dall'autore.
Le Esperienze vennero ripubblicate almeno sei volte nel corso del Settecento, all'interno delle edizioni veneziane (1712 e 1742) e napoletane (1740, 1748, 1760 e 1778) delle Opere di Redi. Durante l'Ottocento la memoria comparve prima nel 1810, nel terzo volume delle Opere pubblicate "Dalla Società Tipografica de' Classici Italiani", poi nel 1858, negli Opuscoli di storia naturale curati da Carlo Livi, ed infine nel 1885 (Roma, Perino). Quattro sono state le edizioni uscite nel corso del Novecento: nel 1945 (Roma, Giovanni Bardi Editore, con introduzione di Adalberto Pazzini), nel 1974 (Torino, Loescher, a cura di Paolo Cristofolini) e nel 1980 (all'interno del volume Scienziati del Seicento, a cura di Maria Luisa Altieri Biagi e Bruno Basile, Milano-Napoli, Ricciardi Editore). Nel 1970 è inoltre stata pubblicata una ristampa anastatica dell'edizione del 1688, con introduzione di Giuseppe Montalenti (Milano, Ferro Edizioni). Eppure, nonostante questo assiduo lavoro filologico intorno al capolavoro rediano (c
he non ha comunque impedito la perpetuazione di numerosi errori e refusi), nessun editore aveva mai avvertito la necessità di riscontrare il testo a stampa con il manoscritto conservato nei Mss. Redi 27, 32, 33 e 34 della Biblioteca Marucelliana di Firenze. Questa ricerca è stata avviata con la recente edizione delle Esperienze, curata dal sottoscritto (Firenze, Giunti, 1996).
I manoscritti non ci restituiscono, per la verità, l'intero testo delle Esperienze: le ultime dieci pagine appaiono mancanti. Si tratta piuttosto una serie di spezzoni, spesso presenti in due ed in un caso perfino in tre diverse redazioni, che sono stati raccolti dai bibliotecari che hanno sistemato il Fondo Redi della Biblioteca Marucelliana senza un preciso ordine di successione delle pagine, spesso intervallate da altri materiali documentari. Per questa ragione lo sviluppo del testo deve essere ricostruito, pezzo per pezzo, come un mosaico.
Il confronto delle diverse redazioni consente di mettere in luce la stratificazione successiva delle correzioni e delle aggiunte, che spesso sono di carattere sostanziale e riguardano intere pagine del testo a stampa. Il punto di partenza è costituito dalla bozza del Ms. 33, scritta sulla metà sinistra della pagina con calligrafia diversa da quella di Redi, che l'autore aveva successivamente provveduto a correggere ed integrare sulla metà destra della pagina. Nei casi in cui i mutamenti erano stati decisivi egli aveva anche aggiunto nuove pagine, alternando così la numerazione originaria. Il fatto poi che siano state fatte ulteriori aggiunte, e spesso importanti correzioni, nel passaggio tra la copia rivista del Ms. 33 e il testo edito indica che c'era stato un successivo lavoro di copiatura e di correzione prima di arrivare alla stampa, come indicano le superstiti doppie o triple redazioni di alcuni passi.
Il progetto e la prima stesura della memoria erano stati impostati nel corso del 1665. Al giugno di quell'anno risalgono infatti i primi protocolli di laboratorio, mentre nello stesso scorcio di tempo Redi entrò in possesso di tre libri destinati ad influenzare in modo significativo tutta la ricerca: lo Hierozoicon di Samuel Bochart, pubblicato a Londra nel 1663, che gli era stato regalato proprio quell'anno dal marchese Giovanni Vincenzo Salviati, come rivela l'ex-libris posto sulla pagina di guardia della sua copia personale, oggi posseduta dalla Biblioteca "Città di Arezzo"; il Mundus subterraneus di Athanasius Kircher e la Gammarologia di Philip Jacob Sachs, pubblicati entrambi nel 1665. Il lavoro di composizione e di revisione del testo proseguì nel 1666, con l'analisi di un altro libro importante uscito nel frattempo: i Tractatus duo, quorum prior est de plantis, et de generatione animalium, posterior de homine di Honoré Fabri.
Le Esperienze erano definite nella loro struttura essenziale già nel corso del 1666. Da una lettera di Magalotti ad Alessandro Segni del 24 agosto sappiamo infatti che "il Sr. Redi" avrebbe dovuto mettere "sotto torchio tra pochi giorni la sua Storia degli insetti, stimabile per la riprova di molti errori degli antichi fortemente accreditati tra i moderni, e per la copia di pellegrine e di nobili osservazioni". Il lavoro di redazione proseguì in realtà anche nel corso del 1667. Fu Carlo Dati, come risulta evidente dal suo carteggio con Redi, conservato nel Cod. Laur. Rediano 223 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, ad occuparsi di tutte le incombenze relative alla revisione del testo e all'incisione delle tavole. In una lettera del 31 gennaio 1667, ad esempio, egli proponeva già di inserire una correzione alla trattazione degli scorpioni.
Mentre proseguiva il lavoro di messa a punto della memoria, Redi si preoccupava di sottoporre le diverse bozze al controllo degli amici più fidati. Tra questi c'era anche Segni che, in una lettera del 29 ottobre 1667, scriveva al naturalista aretino di aver "lette con gusto e rilette con ammirazione" la sua "lettera ed osservazioni" "sopra gl'insetti", e di riproporsi di discutere quanto prima con Dati di alcune "cosette" da aggiungere al "testo".
Un'ulteriore conferma del fatto che nel 1667 il libro era quasi pronto nelle mani dell'editore proviene anche dal fatto che le due licenze di stampa, una del canonico Giovanni Battista Borgherini e l'altra del Consultore del S. Uffizio Leopoldo Leonelli, portano la data, rispettivamente, del 9 settembre e del 1° dicembre 1667.
Il lavoro di revisione del manoscritto si protrasse ininterrottamente fino alla primavera del 1668, ad immediato ridosso della stampa. Venne per esempio integralmente inserita nella memoria una notizia su alcuni favolosi serpenti russi ricavata da una lettera del dicembre 1667 di Gilles Ménage. Il terminus ad quem degli ultimi ritocchi può essere posizionato con certezza tra il 24 febbraio 1668 - giorno nel quale Redi registrò, durante il tradizionale soggiorno invernale della Corte granducale a Pisa, un'esperienza su un piccione per verificare il grado di velenosità degli scorpioni africani - e il 15 aprile 1668 - giorno nel quale sbarcò a Livorno il medico pisano Giovanni Pagni, che il testo delle Esperienze dava invece come ancora residente a Tunisi. Un'altra osservazione su ricci e stelle marine venne fatta durante una battuta di pesca alla Meloria, davanti al porto di Livorno, del 5 marzo 1668.
Queste parti della memoria vennero inviate per corriere da Pisa a Dati, il quale provvide ad inserirle nel testo all'ultimo momento. Il volume venne licenziato dallo stampatore nel corso dell'estate 1668, e Redi provvide ad inviarne un buon numero di copie a vari amici ed autorità, in Italia e all'estero, a partire dai primi giorni di settembre, come si può verificare scorrendo i carteggi rediani della Biblioteca Medicea Laurenziana che conservano numerose lettere di ringraziamento per l'arrivo degli omaggi.
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