Guido Reni indietro stampa ricerca

Nato a Bologna nel 1575, morì nel 1642. Verso il 1600 si trasferì a Roma, nell'ambiente dei fratelli Carracci, dove ebbe modo di confrontare due diverse tendenze artistiche: quella di Annibale Carracci che lavorava alla Galleria Farnese, e quella di Caravaggio che aveva appena terminato il ciclo di S. Luigi dei Francesi. Pur subendo l'inflenza di entrambi, il pittore bolognese cercò di trovare un punto di equilibrio, privilegiando l'ideale di bellezza del Rinascimento che trovava il proprio fondamento nel classicismo romano.
L'attività di Reni si divide generalmente in due periodi: il primo è caratterizzato da una maniera robusta e vivace, che presenta elementi sia carracceschi sia caravaggeschi. Appartengono a questo periodo opere come S. Andrea che va al supplizio (1608) in S. Gregorio Celio, e la celebre Aurora del Casino Rospigliosi Pallavicino (1614).
Nel secondo periodo Reni presenta un'aspirazione maggiore verso un ideale di forma perfetta, di raffinata eleganza in cui si manifesta a pieno la sua poetica che vede al centro il culto dell'Idea. Sono di questo periodo le opere che ebbero maggiore successo e che lo portarono ad essere modello di perfezione in tutto il neoclassicismo: la Madonna della Pietà, la Strage degli innocenti, e l'Assunta in S. Ambrogio a Genova.
La Strage degli innocenti, dipinta a Bologna nel 1611, è esempio classico di un rapporto tra architettura e figure basato sull'equilibrio: sullo sfondo architetture classiche, in primo piano una scenografica disposizione in cui le madri e le braccia dei carnefici formano insieme un immaginario triangolo, un armonico bilanciamento che rende così l'azione tragica perfettamente idealizzata. L'ideale di bellezza estetica è ancora più evidente nei due corpi torniti di Atalanta e Ippomene. Anche in questa tela la struttura è sostenuta da un ideale equilibrio geometrico di diagonali. Il tema mitologico è quello della corsa tra la velocissima Atalanta ed il furbo Ippomene, che per vincere la gara fa leva sulla vanità femminile lasciando cadere alcune sfere d'oro. La rappresentazione è quasi statica nonostante la scena ritragga il momento in cui Atalanta raccoglie le sfere ed è superata da Ippomene; unici indizi di movimento sono le leggere vesti colorate.