Gian Domenico Cassini indietro stampa ricerca

Astronomo e matematico italo-francese, fu uno dei più importanti scienziati europei tra Sei e Settecento. Nato a Perinaldo (Imperia) nel 1625, svolse i suoi primi studi presso i gesuiti di Genova. Nel 1650, alla morte di Bonaventura Cavalieri, venne chiamato alla cattedra di astronomia presso l'Università di Bologna, dove rimase diciannove anni. Determinò il periodo di rotazione di Marte, Venere, Giove, componendo la prima tavola delle configurazioni dei quattro satelliti scoperti da Galileo. Individuò la divisione in parti disuguali dell'anello di Saturno che porta il suo nome. Inoltre si interessò di problemi militari e idraulici, e tracciò la grande meridiana in San Petronio. Chiamato in Francia da Colbert (1669), si naturalizzò francese e fu il primo direttore dell'Osservatorio di Parigi. Determinò le distanze Terra-Sole e Terra-Marte e le dimensioni delle orbite planetarie. Scoprì quattro satelliti di Saturno, che chiamò "Ludovici" in onore di Luigi XIV: Iapetus nel 1671, Rhea nel 1672, Dione e Thetis ne
l 1684. Contribuì alla misurazione dell'arco di meridiano passante per l'Osservatorio di Parigi, dove morì nel 1712.
Nella sua qualità di Matematico del Papa, Cassini si occupò nel 1664 insieme a Vincenzo Viviani, Matematico del Granduca di Toscana Ferdinando II, del problema della regolamentazione del corso del fiume Chiana, in Valdarno. I due scienziati avevano approfittato dell'occasione per fare in loco alcune esperienze sugli insetti delle galle. Un argomento di cui si era già occupata l'Accademia del Cimento e che sarebbe stato al centro delle Esperienze intorno alla generazione degl'insetti di Redi (testo). Cassini scrisse in proposito una lettera a Ovidio Montalbani, che questi inserì nella sua edizione della Dendrologia di Ulisse Aldrovandi.
Prendendo apertamente posizione contro la teoria della generazione spontanea, Cassini aveva sostenuto che la "generazione naturale degli animali negli alberi" non procedeva "a caso dalla putredine, ma per una ordinata legge di natura". Riferiva anche di aver sempre trovato al centro di tutte le galle di quercia che aveva aperto un "uovo bianco di figura e grandezza pari ad un pisello più piccolo", dentro il quale stava alloggiato un "vermicello bianco, rugoso e così raggomitolato in sé che la coda quasi toccava la testa ed imitava la gibbosa costituzione del feto dentro l'utero". La larva si trasformava successivamente in mosca, allo stesso modo in cui il baco da seta diventava farfalla. Sulla provenienza delle uova Cassini manteneva, al pari degli accademici del Cimento, un atteggiamento di cautela limitandosi a dire che non si trattava di un argomento di competenza della scienza sperimentale, ma che richiedeva di essere investigato "in base ai principi di una non volgare filosofia".