Giambattista Marino indietro stampa ricerca

Insieme ad Emanuele Tesauro e Gabriello Chiabrera, fu il principale e più noto esponente della cultura barocca in Italia. Era nato a Napoli nel 1569, e qui morì nel 1625. Ebbe una vita avventurosa. Cacciato di casa dal padre, divenne segretario di vari signori. Nel 1598 fu incarcerato per aver rapito una giovane, e di nuovo nel 1600 per la falsificazione di un documento a favore di un amico condannato a morte.
Dopo essere stato liberato si recò a Roma, dove si pose al servizio del cardinale Pietro Aldobrandini. Nel 1608 si trasferì a Torino sotto la protezione di Carlo Emanuele I. Qui sfuggì all'attentato di Gaspare Murtola, uno scrittore genovese col quale aveva avuta un'aspra rivalità. Nel 1611 fu di nuovo arrestato per motivi ancora incerti. Nel 1615 si recò a Parigi dove esercitò un'importante influenza letteraria, guadagnandosi la simpatia della regina Maria de' Medici, figlia del Granduca Francesco I, e di Luigi XIII.
Tornato in Italia, nel 1623 Marino pubblicò il proprio capolavoro: l'Adone. Un poema in venti lunghi canti dedicato a Luigi XIII di Francia, che narrava la storia degli amori di Venere e Adone, ucciso da un cinghiale per opera di Marte che si era ingelosito del giovane. L'accoglienza del pubblico fu entusiasmante. La componente sensuale attraversava tutta l'opera, spaziando dai più remoti segreti dell'animo fino alla natura. Nell'Adone trovava la sua massima espressione il cosiddetto stile del "marinismo", cioé il procedere attraverso digressioni e la successione incessante di continue sorprese. Con quest'opera Marino raggiunse quello che, a suo parere, avrebbe dovuto essere il fine stesso della poesia: la ricerca della meraviglia e dello stupore. Per usare le sue stesse parole: "è del poeta il fin la meraviglia / […] chi non sa far stupir vada alla striglia".
Nella sua poetica, il poeta napoletano si proponeva di rompere col gusto rinascimentale per dare vita a una nuova tradizione. Essa doveva ispirarsi ai poeti e scrittori latini della cosiddetta età argentea (Tacito, Seneca, Fedro e molti altri), e in particolar modo ad Ovidio. Marino scrisse anche molte raccolte di liriche, come La lira, La galeria, La sampogna. Pubblicò anche alcuni poemetti encomiastici e, in prosa, tre Dicerie sacre.
Redi conosceva bene le opere di Marino. Nel suo Libro di Ricordi (testo) ricordava infatti, alla data del 20 gennaio 1648, di aver acquistato la Lira del poeta napoletano. Qualche mese dopo, il 12 agosto 1648, annotava invece di aver avuto direttamente da Roma, tramite l'Inquisitore di Firenze, "la licenza" di leggere una lista di libri proibiti dal S. Uffizio. Tra questi figurava, insieme al Decamerone di Boccaccio e alla Istorie di Machiavelli, anche l'Adone di Marino. Qualche anno dopo, il 13 marzo 1658, la licenza gli venne estesa anche a tutte le "Opere excepto Adone".