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Noto col nome latino di Blasius, fu medico e professore di anatomia ad Amsterdam, dove era nato nel 1626 e morì nel 1682. Nel 1659 curò un'edizione commentata (poi ristampata nel 1666) del Syntagma anatomicum di Johann Vesling, uno dei primi testi di anatomia umana ad accogliere la teoria della circolazione sanguigna di Harvey. Nel 1676 pubblicò la Zootomia, seu Anatome hominis brutorumque variorum, poi ampliata nel 1681 con il titolo di Anatome animalium, terrestrium variorum, volatilium, aquatilium, serpentum, insectorum, ovorumque structuram naturalem. Si trattava di una raccolta di osservazioni ed esperienze zootomiche compiute dai più importanti studiosi di anatomia animale del Cinquecento e del Seicento, destinata a diventare uno dei manuali di anatomia comparata più letti e conosciuti all'epoca.
Da eccezionale bibliofilo e lettore com'era, Redi possedeva tutte le opere di Blaes, e le relative copie si trovano ancora ad Arezzo, nel fondo della Biblioteca Comunale che raccoglie la sua biblioteca privata. Nei suoi scritti a stampa, ed in particolare nelle Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi (testo), l'Archiatra granducale citava spesso, e sempre con rispetto, gli studi anatomici del "diligentissimo e cotanto benemerito della Repubblica anatomica Gherardo Blasio". Ma nella corrispondenza privata non risparmiava certo le proprie critiche all'anatomista olandese. Nel 1682, per esempio, aveva effettuato alcune ricerche sui ghiri e gli scoiattoli, scoprendo "alcune particolari minuzie" che lo avevano sempre più convinto della "poca credenza che si può dare agli scrittori delle cose naturali". L'importante lettera del 30 settembre a Jacopo Del Lapo proseguiva così: "onde sempre più mi confermo nella mia antica opinione che chi vuol ritrovar la verità, non bisogna cer
carla a tavolino su' libri ma fa di mestiere lavorar di propria mano e veder le cose con gli occhi propri". Ebbene, a cadere sotto gli strali rediani era proprio "la notomia degli animali del diligentissimo Blasio", che, pur essendo "un valentuomo e molto benemerito della notomia", in molti casi, come nei ghiri, aveva preso "un granchio a secco".
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