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Le Esperienze intorno alla generazione degl'insetti (testo) uscirono a Firenze nei primi giorni del settembre 1668 e godettero per tutto il Seicento di una grande fortuna editoriale. Il capolavoro rediano ebbe infatti altre cinque edizioni nel corso della vita dell'autore: due a Firenze, nel 1674 e nel 1688, una a Napoli nel 1687, e due traduzioni latine ad Amsterdam, nel 1671 e nel 1686, che gli assicurarono una efficace penetrazione anche all'estero. Il trattato venne anche recensito, a Roma ed a Londra, da due importanti riviste scientifiche come il "Giornale de' letterati" e le "Philosophical Transactions" della Royal Society. Esaminiamo l'accoglienza che gli venne riservata in questi due poli così lontani, ma ugualmente rappresentativi, della cultura europea del XVII secolo.
Redi aveva subito provveduto a fare avere alcune copie delle Esperienze ai gesuiti romani Athanasius Kircher e Honoré Fabri. La reazione degli ambienti romani influenzati dalla Compagnia di Gesù non fu certo, come era prevedibile, favorevole. Per rendersene conto basta leggere la lettera del 17 novembre 1668 di Michelangelo Ricci, che risiedeva a Roma, al cardinale Leopoldo de' Medici. A Roma si era rilevato da più parti che "le osservazioni" della memoria di Redi erano state fatte "con diligenza e con giudizio", ma lo scienziato toscano avrebbe dovuto "rimovere due obiezioni comuni contro la sua dottrina", spiegando cioè com'era possibile che si ritrovassero i topi "in mare nelle galere" e che le rane che apparivano durante i temporali estivi stessero nascoste in terra "in tanto numero senza esser vedute". A giudizio di Ricci, a Roma "tutti" quanti facevano opinione davano a vedere di essere "convinti da queste due obiezioni" dei padri gesuiti, e resistevano con decisione a chi, come lui, voleva proporre "la
sentenza del Sig. Redi".
A dispetto delle reazioni negative dei gesuiti, la recensione che apparve proprio a Roma sul "Giornale de' letterati" di Francesco Nazari, in data 28 dicembre 1668, era improntata ad un atteggiamento di sostanziale favore. Anche se evitava di fare qualsiasi riferimento alla polemica rediana contro Kircher ed inquadrava la controversia nell'ottica di un confronto antichi-moderni, l'articolista faceva notare che l'asservimento ai pregiudizi tradizionali di Aristotele e di Plinio, "quasi che fossero interpreti infallibili della natura", aveva moltiplicato "gli errori" perché aveva distolto "dall'investigar la vera cagione di molti effetti che trovar si potea con l'esperienze". Un caso esemplare era proprio la questione della generazione degli insetti dalle carni putrefatte, "della quale non si sapeva quasi più oltre, che quanto importano queste voci nascuntur ex putri". Redi aveva invece dimostrato "con diligenti e curiose osservationi, accompagnate da infinita eruditione, e dottrina" che anch'essi, "sì come gli
animali perfetti", possedevano "la virtù di propagare se stessi" per via parentale.
Henry Oldenburg, l'influente Segretario della Royal Society di Londra, era stato subito informato dell'uscita del libro di Redi, ma, purtroppo per lui, sarebbero occorsi alcuni anni prima che una copia delle Esperienze potesse giungere a Londra. Le cose andarono invece molto meglio a Parigi, dal momento che Lorenzo Magalotti ne aveva portate con sé alcune copie e le aveva distribuite tra amici e curiosi.
Oldenburg aveva "qualche impazienza" di vedere l'opera di Redi perché tutti i suoi corrispondenti, tra i quali in particolare il grande scienziato olandese Christiaan Huygens, gliene avevano parlato fino a quel momento "vantaggiosamente". Le prime riserve gli furono espresse proprio da Huygens che, il 16 giugno 1669, motivava così il proprio giudizio sulla memoria del naturalista italiano: "Voi troverete il libro di Redi molto curioso, senza che pertanto abbia ancora esaurito tutta questa materia, la cui questione principale, cioé se nessun insetto nasce per corruzione, non vi è sufficientemente chiarita, benché lo sia molto meglio di quanto non era fino ad oggi".
Alla fine, Oldenburg riuscì ad entrare in possesso di una copia del libro di Redi, e ne fece immediatamente una recensione per il numero del 15 marzo 1670 delle "Philosophical Transactions". Si trattava di un intervento puntuale ed obiettivo, che metteva bene in evidenza i due aspetti della posizione rediana: il primo stabiliva che non esisteva "nessuna cosa come la generazione equivoca", ma tutti gli esseri viventi, dai più semplici insetti fino ai mammiferi, si riproducevano attraverso "la universale e vera generazione" per mezzo di "un peculiare seme dei genitori"; il secondo ammetteva invece che questa legge prevedeva una vistosa eccezione nel caso di quegli insetti che non erano generati "dal seme di altri animali" ma "da una pianta vivente, o meglio dalla sua "anima o facoltà".
La semplice lettura della recensione aveva dato motivo a Martin Lister di esporre una serie di obiezioni alla teoria rediana delle galle, che egli aveva consegnato ad un "discorso" inviato a John Ray e scritto presumibilmente nell'estate 1670. In seguito, avendo potuto anche lui di leggere la memoria del naturalista italiano, si era confermato ancor più nella propria convinzione. Desiderando leggere il testo di Lister, Oldenburg si rivolse a Ray, il quale ebbe in questo modo l'occasione di esprimere anche lui la propria posizione rispetto a Redi. A differenza del naturalista italiano, il grande botanico inglese si dichiarava convinto che non esistesse "nessuna spontanea o anomala generazione di animali", e che "anche tutti gli insetti" fossero "la naturale discendenza di genitori della loro stessa specie". Nella posizione di Redi rimanevano "due grandi difficoltà": la prima riguardava la generazione degli insetti della galle ad opera dell'anima vegetativa delle piante, per la quale Ray rimandava senz'altro al
le obiezioni di Lister; la seconda riguardava i parassiti che nascevano nel corpo di animali viventi, attribuita da Redi all'anima sensitiva degli stessi, relativamente alla quale Ray pensava di aver dimostrato che anche loro si riproducevano secondo "il modo ordinario ed usuale".
Sollecitato da Oldenburg, Lister rispose dicendo di aver trovato poco convincente la teoria rediana fin dal primo momento in cui ne aveva sentito parlare sulla base della recensione delle "Philosophical Transactions". Il naturalista inglese aveva per questo sviluppato una serie di obiezioni che lasciavano chiaramente intendere la sua propensione verso la soluzione che attribuiva la nascita degli insetti galligeni ad uova deposte sulle piante da genitori della stessa specie. In particolare egli insisteva sui seguenti punti: a) la connessione che Redi si era immaginato tra i vasi della pianta e quelli della larva, attraverso la quale sarebbe passato il nutrimento per il suo sviluppo, appariva non solo "inintelligibile" ma anche "mostruosa", perché postulava una ben "strana economia" che prevedeva "vasi vegetali inseriti in un animale o il contrario"; b) Lister sosteneva di non esser mai riuscito a vedere "uova nel centro delle galle, ma sempre un verme", e questo indicava a suo avviso che esse venivano deposte
"da insetti-genitori dove crescevano le galle"; c) gli insetti nati dalle galle non solo erano di sesso maschile e femminile, ma appartenevano alle stesse specie che si riproducevano normalmente per via sessuale, infrangendo in questo modo - se fosse stata vera l'interpretazione di Redi -, il principio della semplicità ed identità della natura.
Se queste erano le obiezioni formulate dopo la lettura della recensione, il riscontro della lettura del libro stesso aveva ancor più rafforzato le perplessità di Lister. Egli si era infatti reso conto che anche lo scienziato italiano aveva preso in considerazione la sua interpretazione "come una cosa non implausibile", riservandosi di darne maggiori e più esaustive "prove" in una successiva pubblicazione. Proprio per questa ragione Lister confessava di voler essere "meno zelante" nella confutazione delle idee rediane, considerando che probabilmente "una più accurata ricerca nella natura" avrebbe consentito allo stesso autore di riscontrare che la propria interpretazione era "sbagliata". Una previsione che si sarebbe rivelata esatta, anche se Redi non sarebbe stato così pronto a riconoscere il proprio errore.
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