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Naturalista e botanico inglese, nacque nel 1627, lo stesso anno di Robert Boyle. Formatosi nell'ambiente del Trinity College, subì in particolare l'influenza dei platonici di Cambridge Henry More e Ralph Cudworth. Attratto dalla botanica, esordì nel 1660 con un erbario che si distaccava da analoghe raccolte realizzate fino ad allora. Nello stesso anno venne ordinato ministro della chiesa d'Inghilterra, in seguito alla Restaurazione di Carlo II. Rifiutò tuttavia l'Act of Uniformity e fu così escluso dagli incarichi ecclesiastici ed universitari. Tra il 1663 ed il 1666 viaggiò molto, soggiornando soprattutto in Italia, dove svolse ricerche di storia naturale. Al suo ritorno venne eletto membro della Royal Society. Pubblicò in seguito numerose opere relative alla botanica, alla storia naturale e alla zoologia. Su tutte va ricordata la celebre Historia plantarum (1686-1688), in cui cercò di fornire un catalogo descrittivo di tutte le piante allora conosciute. Morì nel 1705.
Le Esperienze intorno alla generazione degl'insetti di Redi suscitarono ovunque, in Europa, immediate reazioni negli ambienti scientifici. Insieme a Oldenburg e Lister, Ray fu uno dei primi in Inghilterra a leggere il capolavoro rediano e ad esprimere dubbi sulla validità della teoria della capacità zoogenetica delle galle delle piante. A differenza di Redi, Ray si dichiarava convinto che non esistesse "nessuna spontanea o anomala generazione di animali", e che "anche tutti gli insetti" fossero "la naturale discendenza di genitori della loro stessa specie". Nella posizione dello scienziato italiano c'erano, a suo giudizio, "due grandi difficoltà", se non proprio errori: il primo riguardava la generazione degli insetti della galle ad opera dell'anima vegetativa delle piante; il secondo riguardava i parassiti che nascevano nel corpo di animali viventi, attribuita da Redi all'anima sensitiva degli stessi. In tutti e due i casi Ray pensava che gli esseri viventi si riproducessero secondo "il modo ordinari
o ed usuale".
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