Carlo Dolci indietro stampa ricerca

Nato nel 1616 e morto nel 1686, fu il maggior pittore fiorentino del Seicento. Godette in vita di grande fama e di una notorietà decisamente superiore rispetto ai suoi meriti artistici, molto ridimensionati dalla critica moderna. Spirito inquieto e psicologicamente lacerato da conflitti e depressioni, trasfuse nella sua pittura i segni di una sensibilità profondamente tormentata, come appare evidente anche nell'autoritratto che realizzò nel 1674.
Poco più che ventenne Dolci ebbe i suoi primi incarichi da committenti di prestigio, come il Principe Leopoldo de' Medici. Si dedicò anche alla ritrattistica e alla raffigurazione naturalistica, ma la sua attenzione venne attratta in particolare da tematiche di carattere religioso e intimistico, come nelle allegorie della "Sincerità" e della "Carità", che costituiscono forse il livello più alto della sua produzione artistica. L'impostazione devozionale di questa produzione riscosse notevole successo nel clima controriformistico imposto a Firenze durante la seconda metà del secolo dal Granduca Cosimo III e dalla madre Vittoria Della Rovere.
Redi, che aveva una notevole preparazione e passione per la pittura, conosceva bene Dolci, con il quale condivise decenni di frequentazioni presso la Corte medicea. Per questo lo chiamava affettuosamente "Carlino", anche se non pare che ne apprezzasse molto le qualità artistiche. Questo è quello che sembrerebbe emergere da una confidenza all'amico Lorenzo Magalotti, contenuta in una lettera del 9 febbraio 1683, dove affermava che, se fosse stato "pittore", avrebbe voluto "imitare Tiziano e il Buonarroti, e non Carlino Dolci".