Giordano Bruno indietro stampa ricerca

Trascorsa l'infanzia a Nola, dov'era nato nel 1548, Filippo (questo il suo nome di battesimo), proseguì gli studi a Napoli. Diciassettenne, entrò nell'ordine domenicano con il nome di Giordano e, nel 1572, venne ordinato sacerdote. Gravi sospetti di eresia lo costrinsero, quattro anni più tardi, ad abbandonare Napoli per evitare un processo. Lo stesso avvenne, di lì a poco, anche a Roma. Raggiunse quindi Ginevra, prima tappa di una lunghissima peregrinazione europea e teatro di una sua repentina conversione al calvinismo, altrettanto repentinamente ripudiato. Nuovamente costretto alla fuga, a seguito di attriti insorti con le autorità locali, arrivò nel 1581 a Parigi, dove pubblicò nel 1582 il De umbris idearum e altri scritti di carattere mnemotecnico, oltre alla commedia il Candelaio.
Nell'aprile dell'anno successivo Bruno raggiunse l'Inghilterra, dove soggiornò per due anni. Ospite dell'ambasciatore francese a Londra, dette alla luce il dialogo italiano La cena de le Ceneri (1584), con cui tentò di diffondere le nuove acquisizioni della cosmologia copernicana. Superando lo stesso eliocentrismo di Copernico, l'opera contemplava un universo infinito, privo di un vero centro e popolato da infiniti mondi. Il tema sarebbe stato ripreso, sempre nel corso dello stesso anno, nel De l'infinito, universo et mondi: altra opera in forma dialogica in cui si precisava il concetto secondo il quale Dio, causa infinita, non poteva non aver dato luogo che ad un effetto infinito. Con il De la causa, principio et uno (1584), Bruno espose un altro dei nuclei tematici della propria riflessione: una sola sostanza, la materia attiva, vitale, produttrice delle forme, costituiva la radice unica, e il principio unificatore, di tutti gli enti naturali. Di poco successivo, anche lo Spaccio de la bestia trionfante ven
nne pubblicato nel corso del 1584. Un'aspra satira diretta contro l'umanità passiva, oziosa, rassegnata, prodotta tanto dall'etica cattolica che dalla riformata, faceva da sfondo ad un progetto di riforma morale imperniato sull'operosità e sull'attività intellettuale e manuale, virtù 'prìncipi' dell'uomo, vere fonti della sua stessa divinità.
La Cabala del cavallo pegaseo e il De gli Eroici furori, entrambi del 1585, chiusero la ricca produzione degli anni inglesi. In autunno Bruno rientrò a Parigi. Una sfida pubblicamente lanciata contro gli aristotelici parigini creò un clima ostile al filosofo nolano che, abbandonata la città, si diresse in Germania, toccando varie città prima di raggiungere, nel 1590, Francoforte. Qui pubblicò una trilogia di poemi latini: De triplici minimo et mensura; De monade, numero et figura; De innumerabilibus, immenso et infigurabili, nei quali si assisteva ad un deciso sviluppo in senso atomistico della concezione di materia esposta nel De la causa, principio et uno.
Dopo un breve soggiorno a Zurigo, Bruno decise di accettare l'invito del patrizio veneziano Giovanni Mocenigo, che lo chiamava presso di sé per ricevere un'adeguata introduzione alle arti della memoria. Arrivò in città nell'agosto del 1591, indotto forse anche dalla speranza di ottenere una collocazione presso l'Università di Padova. Dopo poco tempo fu il suo stesso ospite a denunciarlo all'Inquisizione per eresia. Iniziò così, nel maggio 1592, una travagliata vicenda detentiva e processuale, nella quale ebbe un ruolo decisivo il cardinale Roberto Bellarmino. Dopo otto anni di carcere a Roma, Bruno rifiutò l'abiura delle proprie tesi. Dichiarato "eretico impenitente", tutte le sue opere vennero messe all'Indice, le copie in possesso del Sant'Uffizio bruciate pubblicamente in piazza San Pietro e lui stesso, il 17 febbraio del 1600, arso vivo in Campo dei Fiori. Nello stesso periodo Caravaggio dipingeva a Roma, nella chiesa di San Luigi dei Francesi, alcuni capolavori della pittura moderna.