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Padre somasco, era nato a Ferrara nel 1673 e qui morì nel 1726. Insegnò filosofia nei collegi della propria congregazione a Roma e a Venezia. Nel 1696 aveva pubblicato a Ferrara un piccolo trattato latino, intitolato Spontaneae generationis assertio publice propugnanda. Un intero capitolo era dedicato ad una stringente discussione della "importantissima esperienza di Redi": cioé all'esame comparato tra recipienti sigillati e recipienti coperti con velo che aveva consentito a Redi di escludere la generazione spontanea delle larve di mosca.
Dopo essersi meravigliato che, in contrasto con tutta la tradizione antica, il naturalista aretino avesse preteso di incamminarsi in un "diverso percorso rispetto agli altri nelle scienze", anteponendo la semplice "esperienza alla scienza", Alberghetti impiegava poche battute per respingere l'esperimento rediano. "Questo argomento" non era affatto, a giudizio del padre somasco ferrarese, quell' "Achille" che pretendeva il suo autore: le larve non nascevano in entrambi i tipi di contenitori perché nei primi non c'era aria, e nei secondi si trattava di un'aria "immobile" che non aveva possibilità di ricambio e di circolazione: una qualità di aria, cioé, che poteva bastare per produrre la putrefazione delle sostanze organiche ma non per far nascere nuove forme di vita. C'era un unico genere di aria "adattissima ad entrambi gli scopi", ed era esattamente quello "nel quale la materia può putrefare e generare".
Il ragionamento sembrava impeccabile, ma, con buona pace di Alberghetti, dava per presupposto quello che si voleva dimostrare, rendendo impossibile qualsiasi confronto con la logica sperimentale di Redi. Lo dimostra chiaramente anche questo fatto. Il libro di Alberghetti arrivò nelle mani di Redi, dal momento che la sua copia personale è ancor oggi consultabile nel Fondo della Fraternita dei Laici della Biblioteca Comunale di Arezzo, e porta sul foglio di guardia questa iscrizione: "Il Dott. Lanzoni ne fa un regalo al Sig. Francesco Redi". Redi dette probabilmente solo una fuggevole scorsa al libro ricevuto dall'amico Giuseppe Lanzoni, non ci fece sopra nessuna annotazione e non parlò mai di Alberghetti nella propria corrispondenza. La ragione appare chiara: un testo di quel tipo, che continuava, ormai alla soglia del secolo dei lumi, a difendere la generazione spontanea dei topi e delle rane, difficilmente poteva attirare l'attenzione del vecchio e stanco Protomedico granducale, al quale restavano d'altra parte ormai solo pochi mesi di vita.
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