Jacopo Ligozzi indietro stampa ricerca

Nato a Verona nel 1547, da una famiglia di artigiani e pittori, e morto a Firenze nel 1627, si interessò di raffigurazioni di carattere naturalistico e scientifico, delineando con grande maestria figure di animali e piante. Pittore di Corte, si trasferì a Firenze nel 1578, chiamato dal Granduca Francesco I. Notizia del suo lavoro traspare nelle lettere che il naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi inviava al Granduca assieme ad esemplari esotici, invitandolo a farne fare i ritratti "dal suo eccellente pittore". Proprio Aldrovandi fu il suo più grande estimatore, tanto da definirlo un "pittore eccellentissimo che giorno e notte non attende ad altro che dipingere piante ed animali di tutte le sorti, […] ai quali non manca se non lo spirito".
Ligozzi lavorava presso il Casino Mediceo di via Larga a Firenze, proprio davanti all'Orto Botanico. Qui nei primi anni del suo soggiorno fiorentino ritrasse con straordinaria precisione le piante rare ed officinali che vi venivano conservate. Data la sua abilità miniaturistica, preferiva per le sue rappresentazioni il piccolo formato, anche se ebbe modo di cimentarsi anche con tele di grandi dimensioni. L'esordio con questo tipo di pittura avvenne con due dei grandi quadri storici del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio: "L'incoronazione di Cosimo I" e "Gli ambasciatori fiorentini davanti a Bonifacio VIII".
Nel 1593 Ligozzi dipinse per il convento di San Giovannino degli Scolopi la tela forse più rappresentativa, che ritrae "San Gerolamo sorretto da un angelo". Il dipinto è dominato dalle grandi ali dell'angelo e dal corpo del santo sorretto; attorno alle due figure è rappresentata, con grande attenzione ai dettagli, una serie di oggetti particolari della vita di San Gerolamo: i libri, vari oggetti di devozione e di mortificazione come il crocifisso investito da un fascio luminoso, un'immagine sacra, una clessidra e un teschio, oggetti necessari al sostentamento come la cesta di ortaggi e la borraccia.