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A differenza del "viperaio" Jacopo Sozzi, Francesco Tozzi era fino ad oggi un perfetto sconosciuto, la cui figura emerge solo attraverso la consultazione dei protocolli manoscritti di Redi. Si trattava di uno "staffiere" della Corte granducale, cioè di un cameriere, ma in pratica egli svolgeva il compito di collaboratore a tempo pieno dello scienziato aretino. Senza di lui, infatti, ben difficilmente Redi avrebbe portato a termine le proprie ricerche sulla generazione degli insetti delle galle.
Per Tozzi andare a cavallo non era certo un problema, se è vero che venne spedito da Redi, nel corso degli anni 1666 e 1667, in ogni più remoto angolo della Toscana - dalle macchie costiere situate tra Pisa e Livorno alle ville di Artimino e Poggio a Caiano fino alle montagne appenniniche di Vallombrosa, Camaldoli e della Verna -, con l'incarico di riportare a Firenze ogni curiosità naturale che gli fosse capitata alle mani riguardante faggi, querce, farnie, olmi, lecci ed altri tipi di piante.
Ecco, per fare solo un esempio tra i tanti possibili, una sintesi del materiale portato da Tozzi il giorno 14 agosto 1666. La relativa descrizione occupa ben quattro pagine del Ms. Redi 34. "Francesco Tozzi tornò di Vallombrosa e portò dei rami di faggio con le faggiuole [...]. Portò delli rami d'alberello, i quali aveano nelle foglie certe pallottole rosse, vote dentro ed in ciascheduna di esse vi era un baco rosso [...]. Portò delli rami di lampioni [...]. Portò de' rami di quercia [...]. Portò di que' ricci lisci del cerro. Portò un ramo di quercia nel quale era una galla coronata et una liscia. Portò certe foglie di cerro che per di dreto aveano certa lanugine di colore rossissimo. Portò de' ricci lisci di cerro verdi lisci attorcigliati al ramo [...]. Portò di Vallombrosa delle galle coronate [...]. Portò il Tozzi di Vallombrosa moltissime di quelle galle umbilicate del Bavino".
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