Francesco D'Andrea indietro stampa ricerca

Avvocato e filosofo napoletano, nato nel 1625 e morto nel 1698, fu uno dei protagonisti - insieme a Tommaso Cornelio, Leonardo Di Capua e Giuseppe Valletta - della grande stagione di rinnovamento culturale e politico della società meridionale iniziato con la fondazione dell'Accademia degli Investiganti.
Redi ebbe una sincera amicizia ed ammirazione per "Ciccio" D'Andrea, come affettuosamente lo chiamava, e lo volle ricordare con questi versi del Bacco in Toscana : "E se ben Ciccio d'Andrea / con amabile fierezza, / con terribile dolcezza / tra gran tuoni d'eloquenza / nella propria mia presenza / innalzare un dì volea / quel d'Aversa acido Asprino, / che non so s'agresto, o vino, / egli a Napoli sel bea del superbo Fasano in compagnia".
Intellettuale inquieto, D'Andrea viaggiò a lungo attraverso le città della penisola, per cercare di trovare sollievo ad una grave forma di depressione nervosa che lo travagliò per tutta la vita. Era partito da Napoli alla fine del 1669, e aveva trascorso tutto il 1670 e metà del 1671 a Roma. Era poi passato a Perugia, da dove si era trasferito a Firenze tra il dicembre 1671 e il gennaio 1672, facendo la conoscenza anche di Redi. Nel gennaio 1673 si trovava a Bologna, per arrivare poi a Venezia. Dopo altri peregrinaggi tra Genova e Milano, era rientrato a Napoli solo nell'aprile 1675. Anche in seguito rimase sempre in contatto con Redi, ed il suo carteggio è uno dei più cospicui ed interessanti, dato che comprende ben 42 lettere, di fronte alle appena 3 rimaste dello scienziato aretino.
L'avvocato e filosofo napoletano si interessava attivamente anche di questioni scientifiche. Oltre a Malpighi, aveva conosciuto a Bologna anche Geminiano Montanari, e si era occupato attivamente di problemi legati alla riproduzione e alla struttura anatomica degli esseri viventi. Ma la questione che lo attraeva di più era la genesi degli insetti delle galle, che era stata al centro delle Esperienze intorno alla generazione degl'insetti di Redi . Un problema controverso e spinoso che minacciava di diventare un pericoloso argomento di divisione all'interno del fronte dei moderni, oltre che di polemica con gli aristotelici come Filippo Buonanni. In questo caso D'Andrea svolse, insieme ad un altro gesuita, ma di orientamento 'progressista', come Antonio Baldigiani, un importante ruolo di mediazione tra Redi e Malpighi. Qualche anno più tardi, nel 1680, lo stesso D'Andrea si preoccupò immediatamente di smentire la notizia, falsa ma non del tutto destituita di verosimiglianza, di una presunta ritrattazione d
a parte dello scienziato toscano del principio della generatio ex semine.
Dopo il ritorno a Napoli, D'Andrea non solo rimase in stretto contatto con Redi ma si adoperò per favorire la diffusione delle idee e delle opere del naturalista e poeta aretino nei circoli intellettuali meridionali. Anche grazie a questo intervento venne pubblicata a Napoli nel 1687, a cura di Valletta, un'edizione completa delle Opere e del Bacco in Toscana di Redi.
Quando nel 1685 i gesuiti napoletani sferrarono, ad opera di Giacomo Lubrano, un durissimo attacco contro le moderne filosofie atomiste che portò al cosiddetto processo contro "gli ateisti", D'Andrea si fece carico di organizzare, insieme a Valletta, un'accorta campagna di stampa che si concluse con la stesura della famosa Apologia in difesa degli atomisti. Per portare a termine questa delicata operazione culturale e politica, D'Andrea era ricorso all'aiuto proprio degli amici fiorentini. Aveva infatti chiesto a Magliabechi e allo stesso Redi, di cui conosceva per esperienza diretta le scelte filosofiche e le simpatie atomiste, informazioni e testi di tutti gli autori moderni, italiani e stranieri, che avevano difeso l'atomismo e sostenuto la sua perfetta compatibilità con la religione cristiana. Nello stesso 1685 fu tra gli organizzatori della cerimonia del funerale ufficiale di Tommaso Cornelio, morto il 24 novembre dell'anno prima, che assunse le dimensioni di una vera e propria chiamata a raccolta di tutt
i gli spiriti progressisti napoletani, che avevano individuato nella difesa della filosofia atomista dagli attacchi dei gesuiti e dei conservatori il simbolo stesso della battaglia per il progresso culturale e civile.

Baccio del Bianco, Bacco, Firenze, Galleria Bellini Redi, Bacco in Toscana, frontespizio